Un Mondo Senza Dio

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Imagining A World Without Belief

Se non ci fosse Dio?
Prima di considerare le prove e le argomentazioni dell’esistenza di Dio, dobbiamo prima considerare i motivi per cui vorremmo avere Dio nella nostra vita. Il motivo principale è forse quello più semplice: bisogna credere in Dio perché è vero. Questo è una cosa che dimostreremo più avanti quando considereremo le argomentazioni dell’esistenza di Dio. Ma a questo punto, vogliamo semplicemente parlare di come il nostro mondo è stato influenzato dalla fede in Dio. Il mondo è pieno di milioni e milioni di credenti. Ma molti di di noi che credono in Dio fin dall’inizio della loro vita, hanno avuto un dubbio o una domanda che gli ha fatto un po’ vacillare. Va bene immaginare un mondo senza Dio? Vale la pena di lottare con le domande più difficili della fede e della ragione? Se dubitiamo, siamo meno bravi? Se non dubitiamo, siamo meno onesti intellettualmente? Cominciamo con uno scritto antico che i cristiani esaminano attentamente per capire che cosa Dio pensa dei nostri dubbi. I nostri dubbi forse dimostrano che Dio non esiste? In Romani 3:3-4, leggiamo:

“Che vuol dire infatti se alcuni sono stati increduli? La loro incredulità annullerà la fedeltà di Dio? Non di certo! Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo, com’è scritto: ‘Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi quando sei giudicato.’”

Dal punto di vista cristiano, anche se tu neghi completamente l’esistenza di Dio, Dio continua ad esistere e sostenere l’universo. Dio è verità, ed Egli è abbastanza paziente e fedele da sopportare i tuoi dubbi.

Dio è verità, ed Egli è abbastanza paziente e fedele da sopportare i tuoi dubbi. Click To Tweet

Un mondo senza Dio
Adesso vogliamo usare un po’ la nostra immaginazione. Immaginiamoci che nessuno abbia mai pensato a Dio. Immaginiamoci che nessuno abbia mai avuto la fede. Immaginiamoci che nessuno abbia mai creduto che Dio l’avrebbe salvato, che Dio gli avrebbe dato la vita eterna, che Dio l’avrebbe sempre guardato e amato. Che tipo di mondo sarebbe questo? Sarebbe diverso da quello in cui viviamo? Penso proprio di sì! Se tu sei pronto a buttare via l’idea di Dio, devi essere pronto anche a scartare alcune altre idee. Prima, se Dio non esiste, non può esistere neanche l’ordine. Pensaci un attimo, anche al livello soltanto pratico. Il nostro mondo è, in qualche mondo, sempre ordinato. Tutte le culture del mondo stabiliscono delle leggi e delle norme del comportamento, e queste regole derivano soprattutto dalle concezioni di Dio.

Le influenze cristiane sul mondo
Questo è vero specialmente nelle società occidentali. Ancora oggi siamo sostenuti e aiutati da milioni di cristiani e teisti che credono nell’esistenza di Dio e sono felici di vivere in questa realtà con la gioia e l’ubbidienza. Se prendiamo come un esempio la nazione forse più influenzata dal cristianesimo ancora oggi, cioè gli Stati Uniti d’America, scopriamo che nessun altro paese nel mondo è alla pari per quanto riguardo il numero di organizzazioni di volontari, di servizio, di soccorso e di aiuto senza scopo di lucro. Tutti i giorni, le persone che fanno parte di queste organizzazioni faticano per dare da mangiare agli affamati, ospitare quelli senza casa, educare i giovani, riabilitare i bisognosi, assistere gli anziani, e dare consigli pratici per la vita. Forse non ci rendiamo neanche conto di quanto queste organizzazioni sono utili e importanti, non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia e in tutto il mondo. Ma se queste organizzazioni scomparissero, come sarebbe la nostra società? Alcuni sostengono che sarebbe meglio, ma forse quest’idea proviene da una brutta esperienza con qualche cristiano nel passato (come se una brutta esperienza in macchina potesse distruggere la fiducia nelle automobili!)

L’ateismo ci porta in un’altra direzione
Mentre tanti danno colpa al cristianesimo per l’intolleranza, la guerra e la morte, soprattutto nel periodo storico delle crociate, l’ateismo si è dimostrato di essere una fonte più grande della disordine, del caos e della morte. Basta considerare la storia di due regioni del mondo e dell’effetto che il comunismo ateistico ha avuto. Nella storia della Cina comunista, dove l’ateismo fu istituzionalizzato e venerato, 35 milioni di persone morirono alle mani dei dittatori mentre la gente comune guardava in silenzio. Nella Russia comunista, un’altra roccaforte dell’ateismo, 61 milioni di persone furono uccise in modo simile. Malgrado ciò che si potrebbe pensare della fede cristiana, non comincia neanche ad avvicinarsi alle realtà e alle atrocità commesse in quelle società che negavano l’esistenza di Dio. A questo punto, alcuni potrebbero dire che qualsiasi paragone tra il cristianesimo e l’ateismo, specialmente per quanto riguarda la presenza del male, è semplicemente un tentativo di evitare la responsabilità che i cristiani hanno riguardo alle cose cattive che alcuni “credenti” hanno commesso, o che continuano a commettere. Ma in realtà questo non è vero. Come cristiani, la nostra responsabilità è quella di accorgerci che tutti gli esseri umani sono peccatori, sia credenti che non credenti. I cristiani non si possono scusare per il loro comportamento. Ma la storia dimostra che gli esseri umani, che non sono sfrenati da un sistema di fede per cui credono che un giorno dovranno rendere conto a Dio per tutte le loro azioni, sono in realtà più inclini a fare qualsiasi cosa che desiderano fare anche quando fanno male ad altre persone. Non dovrebbe sorprenderci che le persone che non credono in Dio spesso si comportano peggio di quelli che credono di dover rendere conto delle loro azioni un giorno a Dio. Non ha molto senso questo?

La fonte dell’ordine
Come cristiano, io credo che Dio è la fonte dell’ordine nel mondo, e credo che l’ordine fa parte della sua natura. Si potrebbe anche dire che le leggi di natura siano semplicemente le leggi di Dio. La volontà di Dio per tutti i credenti è che viviamo una vita che rispecchia il suo carattere. Questo è esattamente quello che le Scritture cristiane dicono:

“Dio non è un Dio di confusione, ma di pace.” (1 Corinzi 14:33)

“Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo.” (2 Timoteo 1:7)

Se piaccia o no, anche quelli che si rifiutano di credere a Dio trovano ancora che devono vivere nel ricordo e nell’ombra della sua verità nella loro vita.

“Perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l’osservano saranno giustificati. Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, fanno per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda.” (Romani 2:13-16)

Dio è la sorgente della speranza
C’è qualcos’altro che la fede fornisce. La fede dà speranza. Considera questo: Senza la fede in Dio, che cosa potrebbe essere veramente la nostra speranza? Quante volte dobbiamo essere delusi da altre persone prima di accettare la realtà che loro non possono veramente mai darci la speranza? Mentre possiamo certamente augurarci che accadano tante belle cose nel corso della nostra vita, la speranza più grande che esiste al centro di ogni cuore umano è la speranza dell’eternità, la speranza di una vita dopo la morte. Se si chiede a diverse persone che cosa avverrà dopo la morte, la maggior parte di loro comincerà ad esprimere delle idee di una vita dopo la morte, e questa vita assomiglia molto al concetto del paradiso. Per un credente, è possibile vivere con la speranza, con la gioia e con il coraggio che altrimenti non sarebbero possibili. Dall’altra parte, ci sono tante persone che vivono con la paura costante della morte. Sembra che ci sia solo questa vita, e quindi loro si aggrappano a ogni secondo come se fosse l’ultimo.

Per un credente, è possibile vivere con la speranza, con la gioia e con il coraggio che altrimenti non sarebbero possibili. Click To Tweet

Lo spavento della morte
Adesso, consideriamo insieme un esempio concreto di tutto questo. Tra le tante malattie che esistono, ce n’è una in particolare che comporta dei grossi problemi, cioè l’emofilia. Immaginiamoci un emofiliaco che vive in un mondo senza Dio. Questo ragazzo soffre di questa rara malattia del sangue che provoca gravi sanguinamenti in presenza di ferite piccole o superficiali. Di conseguenza, lui si trova sempre in grande pericolo. Riesci ad capire come sarebbe la sua vita? Ci sono alcune attività che un emofiliaco dovrebbe evitare. Probabilmente non dovrebbe avere un lavoro come cuoco in cui deve maneggiare i coltelli. Probabilmente non dovrebbe partecipare a tanti sport, come il pugilato. Ma oltre queste cose, ci sono altre attività molto comuni che possono presentare dei grandi pericoli. Per esempio, c’è una grande possibilità di ferirsi gravemente solo tagliandosi le unghie o facendosi la barba. Anche oggetti comuni come un pezzo di carta possono mettere queste persone in pericolo. Un piccolo taglio causato da un pezzo di carta potrebbe far tanto male quanto la morsa di uno squalo! Se questa vita è tutto quello che c’è, è giusto che un emofiliaco si preoccupi e si spaventi. Ma se ci pensiamo bene, noi che non soffriamo di questa malattia non siamo molto diversi! Se Dio non esiste, non esiste neanche la speranza di una vita dopo questa. Se questo è vero, significa che dobbiamo aggrapparci a ogni momento della vita. Ma questo non è veramente un buon modo per vivere, perché se dobbiamo salvaguardare questa fragile vita senza la speranza di un futuro in paradiso, diventeremo sempre più preoccupati, sempre più paurosi, sempre più imprigionati dentro i limiti di questa breve vita.Questa è la realtà di un mondo senza Dio. Ma ci sono delle persone che hanno vissuto in maniera coraggiosa. Conosco delle persone che hanno accettato delle sfide notevoli senza paura. Erano persone di speranza e di fiducia.

Il bene e il male
La speranza ha permesso a queste persone di vivere senza paura perché sono convinti che Dio le protegge e che gli darà una vita di gioia eterna che inizierà nel momento della morte. Se anche tu fossi convinto di questo, come sarebbe diversa la tua vita? È questo tipo di speranza e di coraggio che ha sostenuto persone come Madre Teresa. Lei credeva che nessun rischio fosse troppo grande, perché Dio regnava sulla sua vita e, nel peggiore dei casi, il paradiso l’aspettava. C’è anche un lato oscuro di questo tipo di speranza e di fede. Tutti i terroristi dell’11 settembre 2001 avevano anche loro una speranza nella vita dopo la morte che gli dava un coraggio pazzesco, pur essendo anche malvagio. Dico questo per farti capire che mi rendo conto che la speranza nella vita dopo la morte non è necessariamente positiva, ma è innegabile che questa speranza è stata, e continua ad essere, un sostegno indispensabile nella vita di persone in tutto il mondo. Ma è altrettanto necessario chiedere quale Dio sia l’oggetto della nostra fiducia.

“Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato Gesù Cristo.” (Giovanni 17:3)

“Gesù gli disse: ‘Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14.6)

“In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.” (Atti 4:12)

La testimonianza della nostra esperienza personale
Il ruolo della speranza è qualcosa che possiamo prendere per scontato, ma abbiamo anche sentito delle storie forti di persone che hanno mantenuto la loro speranza in momenti difficili o che erano molto coraggiosi. Qualcuno ti viene in mente? Spesso rimaniamo impressionati dalle testimonianze di persone che sono state fiduciose o coraggiose, ma nessuna testimonianza è tanto importante quanto la testimonianza di Dio. Se Dio esiste, anche lui probabilmente ha una storia da raccontare. Come cristiano, io credo che lui ha infatti raccontato quella storia e che lui vuole che la conosciamo:

“Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che egli ha reso al Figlio suo. Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo fa bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita. Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete ne nome del Figlio di Dio. Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.” (1 Giovanni 5.9-14)

Un Dio personale e premuroso
La speranza che abbiamo in Dio comprende più della promessa di paradiso. Dio ci dà anche la speranza che si prende cura di noi proprio adesso! Quelli che credono in un Dio personale sanno di avere la speranza per il futuro, ma sanno anche che Dio interviene nel presente. Questa convinzione cambia la vita quotidiana.

“Poiché il Signore è un Dio grande, un gra Re sopra tutti gli dèi. Nelle sue mani sono le profondità della terra, e le altezze dei monti sono sue. Suo è il mare, perch’egli l’ha fatto, e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta. Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore, che ci ha fatti. Poich’egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura, e il gregge che la sua mano conduce.” (Salmo 95:3-7)

Coloro che credono in Dio sanno che Dio si prende cura di loro, e di conseguenza hanno un grande senso di gratitudine verso di lui. Senza Dio, un aspetto importante della nostra vita è profondamente mancante.

Dio è l’oggetto della riconoscenza
Se Dio non esistesse, se nessuno credesse a lui, ci potrebbe mai essere veramente un senso di gratitudine nel nostro mondo? La gratitudine è un parente stretto della gioia, la pace e la contentezza. Le persone che manifestano un cuore riconoscente riescono a trovare la felicità in modi che tutti gli altri possono solo invidiare. Considera questo fatto: quando diciamo “grazie,” è un’espressione sempre rivolta a qualcun altro. Per ringraziare, ci deve essere un oggetto da ringraziare. Senza quest’oggetto, non si può ringraziare. Tutte le volte che diciamo, “Grazie,” rivolgiamo questa parola a qualcuno. Esiste anche un rapporto diretto tra il livello di gioia che sperimentiamo e l’oggetto del nostro ringraziamento.

Le persone che manifestano un cuore riconoscente riescono a trovare la felicità in modi che tutti gli altri possono solo invidiare. Click To Tweet

Più grande è l’oggetto del ringraziamento, più grande è la gioia
Pensa un attimo a questa frase; sai d’intuito che è vera. Qualcuno ti ha mai fatto un bellissimo regalo? N’eri felice? Suppongo di sì! Probabilmente, la tua felicità si è manifestata alla persona che ti ha fatto quel regalo come la gratitudine. Se pensiamo a Natale, ci viene in mente un periodo molto felice, pieno di regali e di ringraziamenti. Ma le persone di fede capiscono la gratitudine in maniera più profonda. Loro sanno che ogni giorno è pieno del dono della vita e di tante altre benedizioni, e capiscono che queste benedizioni vengono da qualcuno. Provengono da un Dio eterno che è la fonte di tutte le cose buone e l’oggetto di ogni singolo “Grazie!” La fede ti fa passare dall’essere una persona che esprime la riconoscenza solo ogni tanto all’essere una persona che ha un cuore pieno di gratitudine verso Dio che dà tutte le cose buone. La gratitudine in questo senso non è solo un momento nella vita, ma caratterizza tutta la vita. Ci sono veramente delle persone che vivono così, e hanno un grande impatto sul nostro mondo. Se tutti loro sparissero, insieme con la loro gratitudine, come sarebbe questo mondo? È precisamente questo tipo di gratitudine che le Scritture cristiane incoraggiano:

“La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:16-17)

Dio è la fonte del significato
Tra tutte le cose che la fede in Dio ci dà, forse quella più importante è uno scopo, un significato, un senso nella vita. Se Dio non esiste, qual è l’obbiettivo della nostra esistenza? Ci sono due domande principali che affrontiamo come esseri umani. Queste domande sono le stesse che tutta l’umanità, in qualche modo, fa da miliardi di anni:

Da dove siamo venuti?
Perché siamo qui?

Di queste due domande, forse quella più importante è la seconda, perché si applica alla nostra vita quotidiana. Milioni di credenti in tutto il mondo vivono tutti i giorni con un’intenzione perché credono di esistere per un motivo. Credono di essere stati creati da Dio per uno scopo.

La forza che ci sostiene in momenti difficili
La convinzione di avere uno scopo nella vita è la forza che ci sostiene in momenti difficili. Se siamo convinti che siamo qui per un motivo, e se la nostra fede ci porta a scoprire e a capire qual è quel motivo, i momenti difficili sono più sopportabili. Senza questo senso di scopo divino nella vita, ogni giorno diventa solo un’esperienza isolata da tutte le altre. Non abbiamo nessun senso di vocazione, di destino o di significato. In un mondo così, si vivrebbe solo per il piacere del momento, solo per servire se stessi, senza pensare alle possibili conseguenze future. Ma non siamo così. Ci preoccupiamo infatti del futuro e dellimpatto che abbiamo sul mondo. Perché? Perché così tanti di noi credono che Dio esiste e che lui ha un piano per la nostra vita. Crediamo di avere uno scopo.

“‘Infatti io so i pensieri che medito per voi,’ dice il Signore: ‘pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché cercherete con tutto il vostro cuore.” (Geremia 29:11-13)

Se i credenti fossero tolti dal mondo, e se si potesse dimostrare una volta per sempre che Dio non esiste, questo senso di destino e di scopo scomparirebbe completamente. Il mondo sarebbe un posto veramente diverso. La maggior parte di noi crede di esistere per un motivo. Anche tu lo credi probabilmente, anche se forse neghi l’esistenza di Dio. Quindi, bisogna chiedere: se Dio non c’è, da dove viene il tuo senso di scopo e di significato?

Ma è vero?
Tutto quello che abbiamo detto fino a questo punto della fede e del suo effetto sul mondo non dimostra, da solo, che Dio esiste. Mentre può essere vero che la fede porta dei benefici a una società, questo non è il motivo principale per crederci. Innanzitutto, dobbiamo crederci perché è vero. Ed è proprio questo che vogliamo mettere alla prova. Il desiderio di Dio è che dobbiamo mettere alla prova ogni idea della verità:

“Esaminate ogni cosa e ritenete il bene.” (1 Tessalonicesi 5:21)

Non erano bugiardi, non erano stolti
I primi credenti non erano scemi ingenui. Erano persone che dubitavano, che mettevano alla prova  e che esaminavano ogni cosa. Gli apostoli lottarono per capire la natura di Dio, ma credevano di avere un vantaggio particolare perché avevano visto Dio stesso nella carne:

“Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: ‘Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto.’” (1 Pietro 1:16-17)

“Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi.” (1 Giovanni 1:1-3)

Quando consideriamo le prove e esaminiamo i ragionamenti, dobbiamo ricordarci che Dio non desidera che basiamo la nostra fede su una risposta soltanto emotiva. Click To Tweet

La mente e il cuore
Quando consideriamo le prove e esaminiamo i ragionamenti, dobbiamo ricordarci che Dio non desidera che basiamo la nostra fede su una risposta soltanto emotiva. Ma lui è certo che quando le nostre menti riescono a comprendere la verità in modo razionale, sperimentiamo anche delle grandi emozioni a motivo di ciò che riteniamo vero. Una volta compresa la verità, saremo stupiti dalla grandezza e dalla gloria di quello che abbiamo capito. Quindi, ti invito a ragionare con la tua mente, ma devi prepararti anche ad arrendere il tuo cuore.

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È autore di Cold-Case ChristianityGod’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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