La Trasmissione dell’Antico Testamento

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The Old Testament Has Been Faithfully Transmitted

Abbiamo ciò che avevano loro?
Non sarebbe bello se ci fosse una fonte attendibile della verità? Anche se tu non credessi nella verità oggettiva, non sarebbe utile se esistesse? Per i cristiani, la Bibbia è stata sempre la fonte principale della verità. Ma mentre i cristiani accettano la Bibbia come la Parola di Dio, i non credenti spesso dubitano della natura divina delle Scritture, e ritengo che sia giusto considerare seriamente le loro osservazioni e obiezioni. Tra le diverse difficoltà, ci sono le seguenti:

La Bibbia è stata tradotta così tante volte che non è più affidabile.

Nessuno sa che cosa gli autori originali hanno scritto.

La Bibbia è piena di contraddizioni e di errori.

La Bibbia è solo un libro scritto da uomini, non da Dio.

La Bibbia è stata creata dalla Chiesa.

La Bibbia è un libro di miti e di fantasia.

Con tutti questi dubbi e obiezioni, non è difficile capire perché così tante persone non considerano la Bibbia come una fonte attendibile della verità.

Trattata con premura
Se si confronta la Bibbia con altri libri, si nota la sua unicità. Pur essendo stata scritta durante un periodo di 1400 anni da più di quaranta autori molto diversi gli uni dagli altri, contiene un unico messaggio della salvezza che viene sempre ripetuto nelle sue pagine in modo coerente.  Tra gli scrittori c’erano re, contadini, filosofi, poeti, pescatori, uomini di stato, studiosi, dottori e uomini d’affari. La Bibbia fu scritta su tre continenti (l’Asia, l’Africa e l’Europa), ed esprime una grande varietà di sentimenti umani (la tristezza, la gioia, la rabbia, l’entusiasmo, e la tranquillità). Inoltre, la Bibbia fu scritta in tre lingue, l’ebraico, l’aramaico e il greco. Ora, pensaci un attimo. Perché questo libro è diverso da tutti gli altri libri? Quale altro libro è così complesso? Quale altro libro comprende un periodo di tempo così lungo? La Bibbia comunica un unico messaggio di salvezza attraverso un Salvatore. Per un libro di così grande profondità e varietà, la Bibbia è notevolmente coerente, e questa sua coerenza è stata preservata per noi come il risultato della riverenza con cui è stata trattata nella storia. La riverenza per la Bibbia come la Parola di Dio è un ottimo punto di partenza per iniziare ad esaminare la sua affidabilità.

Per un libro di così grande profondità e varietà, la Bibbia è notevolmente coerente, e questa sua coerenza è stata preservata per noi come il risultato della riverenza con cui è stata trattata nella storia. Click To Tweet

Due domande important
Prima di affrontare i dubbi e le obiezioni dei non credenti, dobbiamo rispondere a due importanti domande fondamentali. La prima domanda è questa: abbiamo ciò che i popoli antichi avevano? In altre parole, come possiamo sapere che la Bibbia nella sua forma attuale non è stata corrotta, o almeno modificata, durante i tanti anni della sua esistenza? Possiamo essere certi di leggere quello che la Bibbia diceva veramente quando fu scritta, oppure le vere parole sono state perse o cambiate col passare del tempo? Questa è la questione della “trasmissione” della Bibbia, il processo per cui il documento antico viene trasmesso e tramandato attraverso tante generazioni. Questa è una domanda fondamentale perché tante persone sostengono che la Bibbia sia stata corrotta. Se questo è vero, non c’è nessun motivo per crederci!

La seconda domanda fondamentale è la seguente: Come abbiamo ricevuto ciò che abbiamo? Oppure, come ha assunto la Bibbia la sua forma attuale? Perché contiene alcuni libri e non altri? Questa domanda riguarda il “canone” della Scrittura. È una domanda basilare perché ci sono tante persone che ritengono che i libri del Nuovo Testamento siano stati scritti centinaia d’anni dopo la vita di Gesù. Questi scettici dicono spesso che la Bibbia fu creata dalla Chiesa con l’intenzione di stabilire la propria autorità e di nascondere al pubblico qualsiasi testo che potesse minacciarla (per esempio, questa è l’asserzione del famoso libro Il Codice DaVinci). Queste sono le due domande fondamentali che richiedono una risposta.

L’Antico Testamento
Cominciamo con l’Antico Testamento. Tante persone hanno confrontato il testo masoretico dell’Antico Testamento (che contiene solo ventiquattro libri, cominciando con Genesi e concludendo con 2 Cronache) al testo della Bibbia protestante e hanno notato che ci sono quindici libri in più nell’Antico Testamento protestante. Ma prima di pensare che questo sia un chiaro esempio dell’inaffidabilità della Bibbia, dobbiamo sapere una cosa. Anche se all’inizio sembra che ci sia una differenza tra i due testi, la discrepanza è solo superficiale. Il contenuto dei ventiquattro libri dell’Antico Testamento ebraico è identico a quello della Bibbia protestante. La differenza sta solo nell’ordine, nella divisione e nell’organizzazione dei libri. Le raccolte più recenti dei libri dell’Antico Testamento dividono i libri di Samuele, Re, Cronache ed Esdra-Neemia in due volumi ciascuno. Mentre questi testi costituiscono quattro libri nella Scrittura ebraica, ne fanno otto nella Bibbia protestante (1 & 2 Samuele, 1 & 2 Re, 1 & 2 Cronache, Esdra e Neemia). La Bibbia protestante separa anche il libro dei dodici profeti, che nel testo ebraico è un unico libro, in dodici libri distinti. Quindi, le differenze tra il testo ebraico e quello protestante riguardano solo l’organizzazione e la divisione dei libri. Il contenuto rimane uguale.

È anche importante tener conto del fatto che i libri originali non facevano parte di un libro. Questi testi sacri furono scritti prima sulla pelle di animali o su rotoli di lino. Furono scritti in lingua ebraica o aramaica e, dai tempi più antichi, erano sempre considerati più di storie semplici. Dal momento in cui gli ebrei furono esiliati in Babilonia, venivano trattati veramente come testi sacri. Perché? Uno dei motivi è perché queste Scritture avevano miracolosamente predetto il loro esilio. Forse gli ebrei si resero conto di questo fatto sbalorditivo. Una cosa è certa: dopo che Israele tornò nella sua patria dopo l’esilio in Babilonia, il desiderio di avere copie dei questi testi sacri aumentò in maniera drammatica. Siccome il tempio era stato distrutto dal re babilonese Nabucodonosor, gruppi locali di credenti pii cominciarono a formare delle sinagoghe, e tutte le sinagoghe avevano bisogno di una copia delle sacre Scritture. Perciò, era necessario che gli ebrei diventassero ancora più premurosi per quanto riguardava la trasmissione fedele e accurata dell’Antico Testamento.

Fiat 500 o Ferrari
Considera il seguente esempio. Immaginati di aver preso per la prima volta la patente di guida. Ora immagina che qualcuno ti regali la tua prima macchina. Ne sei proprio contento! Sei contento finché non vedi quale macchina ti ha regalato: una vecchissima Fiat 500 appena tirata fuori dalla demolizione. La macchina è completamente rovinata, a parte il motore che funziona. A questo punto, forse sei un po’ deluso, ma almeno è una macchina che ti può servire finché non riesci a trovarne una più bella. Quanto tempo daresti a una macchina così? Quanti soldi spenderesti per renderla più bella? Te ne prenderesti tanta cura? Probabilmente no!

Ma, se immagini che quella macchina sia invece una nuova Ferrari! La tratteresti un po’ meglio della Fiat? Staresti un po’ più attento a dove la parcheggeresti, a come la puliresti, e a come te ne prenderesti cura? Penso di sì. C’è una grande differenza tra una vecchia Fiat 500 e una nuova Ferrari. Nello stesso modo, gli ebrei antichi non consideravano i loro testi sacri come la vecchia Fiat, ma come la nuova Ferrari. Per loro, le scritture erano preziosissime, ed era necessario trattarle con la premura e l’attenzione più alta possibile.

Gli scribi attenti
Gli ebrei hanno sempre custodito le scritture con una cura rigorosa e con tanta precisione. Dal periodo dopo l’esilio babilonese (e anche prima), c’erano sacerdoti (Deuteronomio 31:24-26) e scribi (chiamati sopherim) che avevano l’incarico di copiare e di salvaguardare i testi sacri con una meticolosa attenzione. Questi gruppi furono costituiti per tramandare le scritture in maniera fedele ed accurata. Fino a oggi, la tradizione di copiare e di custodire i testi sacri con questa premura, attenzione e precisione rimane costante nella fede ortodossa ebraica.

I Masoreti e il Testo Masoretico
Durante il periodo tra il settimo e l’undicesimo secolo d.C., un gruppo di scribi che si chiamavano i Masoreti si occupò di questo importante incarico di copiare le antiche Scritture e di tramandarle alle generazioni successive. I Masoreti produssero ciò che ora è conosciuto come il Testo Masoretico.

Questi documenti sono riconosciuti come copie molti attendibili dei manoscritti originali. Sono considerati copie fedeli proprio a causa del modo in cui venivano copiati. Per garantire la correttezza delle loro copie, i Masoreti svilupparono una serie di misure molto rigide per far sì che ogni copia fosse una riproduzione identica all’originale. Loro adoperarono delle procedure rigorose per proteggere il testo da cambiamenti o corruzioni. Alcune di queste procedure sono le seguenti:

1. Quando errori ovvi venivano notati nel testo, dovuti forse a uno scriba un po’ assonnato, il testo non veniva cambiato. Invece, si metteva nel margine una correzione chiamata “qere,” cioè “da leggere,” e ciò che era scritto nel testo veniva chiamato “kethibh,” cioè “da scriversi.”

2. Quando una parola era considerata testualmente, grammaticalmente o esegeticamente discutibile, si mettevano dei puntini sopra quella parola.

3. Alcuni controlli pignoli venivano fatti come un altro modo per eliminare gli errori. Per esempio, nella Torah (ovvero i primi cinque libri delle Scritture ebraiche), nel libro di Levitico, nel capitolo 8 e al versetto 8, c’era scritto un riferimento nel margine che questo era il versetto che si trovava al centro della Torah. Così, si poteva contare il numero dei versetti che precedevano e il numero di quelli che seguivano per garantire che il numero totale rimanesse uguale. Inoltre, secondo una nota nel margine di Levitico 10:16, la parola “darash” era quella che stava al centro di tutte le parole della Torah. Come si contavano i versetti, così si potevano anche contare il numero di parole che precedevano darash e il numero di quelle che seguivano per assicurare che il numero totale delle parole nelle copie fosse uguale a quello dell’originale. Infine, si faceva un altro controllo nel Levitico 11:42, dove la lettera waw era la lettera al centro di tutte le lettere della Torah. In questo modo, gli scribi faticavano per garantire che le copie fossero identiche all’originale, fino a contare il numero totale delle lettere nel testo!

4. Alla fine di ogni libro, si mettevano i conteggi per controllare la correttezza delle copie. Per esempio, il numero totale di versetti nel libro di Deuteronomio era di 955. In tutta la Torah, si notava che c’erano 5.845 versetti, 97.856 parole e 400.945 lettere in totale. Così, ogni libro individualmente e poi tutto il testo venivano controllati secondo questi calcoli per garantire matematicamente che le copie fossero uguali ai testi originali.

Da questo riassunto troppo breve, possiamo intravedere un po’ del processo rigoroso utilizzato dagli ebrei per preservare le loro sacre Scritture in maniera fedele ed accurata. La nostra traduzione italiana della Bibbia si basa su questo testo ebraico. Perciò, possiamo essere certi dell’attendibilità del testo biblico che abbiamo oggi. Dio scelse il popolo ebraico come custode dei testi della sua rivelazione. Sebbene oggi la maggior parte di loro sia cieca alla sua verità (vedi, per esempio, Isaia 6:10; Giovanni 12:40 e Romani 10:1-3; 11:7), gli ebrei hanno sempre protetto e tramandato il testo dell’Antico Testamento con grande fedeltà ed esattezza.

Verificato dai Manoscritti del Mar Morto
A questo punto, forse la domanda ancora rimane: come possiamo essere oggi veramente certi dell’attendibilità del testo dell’Antico Testamento? Esiste un modo per metterlo alla prova? La risposta a questa domanda è sì! Nel 1947, furono scoperti dei vasi d’argilla in una grotta vicino al Mar Morto in Israele. Questi vasi contenevano dei rotoli, i quali furono decisivi nella verificazione dei testi biblici. La scoperta di questi manoscritti è considerata una delle scoperte archeologiche più significative del ventesimo secolo. I rotoli rivelano che una comunità di ebrei (Qumran) visse nella valle del Mar Morto dal 150 a.C. fino al 70 d.C. Si crede che quando questa comunità vide i romani invadere il territorio, i rotoli che contenevano i loro sacri testi siano stati messi nei vasi e poi nascosti nelle grotte fino alla loro scoperta nel 1947.

I Manoscritt del Mar Morto contengono una copia completa del libro di Isaia, frammenti di un’altra copia di Isaia, e frammenti di quasi tutti gli altri libri dell’Antico Testamento. La maggioranza dei frammenti vengono dai libri di Isaia e della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). I libri di Samuele furono trovati insieme con due capitoli completi del libro di Abacuc. Inoltre, c’erano alcuni rotoli di libri non biblici che riguardavano la comunità stessa. Questi manoscritti risalgono all’incirca al 100 a.C. L’importanza di questa scoperta, e in particolare della copia di Isaia, fu riconosciuta da Merrill F. Unger, un noto studioso biblico, quando disse:

“In modo comprensibile, il documento completo di Isaia è stato molto entusiasmante, perché è stato il primo grande manoscritto biblico di grande antichità ad essere recuperato. C’è molto interesse in questo manoscritto soprattutto perché precede di più di mille anni i testi ebraici più antichi che sono stati preservati dalla tradizione Masoretica.” (Merrill F. Unger, Famous Archaeological Discoveries (Grand Rapids: Zondervan 1957), 72.)

Con quest’unica scoperta, gli storici e gli esperti testuali sono in grado in esaminare documenti che sono più di mille anni più antichi dei testi Masoretici. Quando si esamina la copia di Isaia che fa parte dei Manoscritti del Mar Morto, si conferma l’attendibilità dei Masoreti!

Il testo di Isaia del Mar Morto

La prova di Isaia
Quando si confronta il manoscritto di Isaia del Mar Morto con il testo Masoretico di Isaia, si trova una corrispondenza sbalorditiva tra di loro. Per esempio, il confronto dei testi del capitolo 53 di Isaia dimostra che c’è solo una differenza di 17 lettere tra di loro. Dieci di queste varianti sono semplici differenze di grafia (come la differenza in italiano tra le parole qui e qua: è ovvio qual è la parola e qual è il suo significato nonostante la differenza di una sola lettera). Queste differenze non cambiano il significato delle parole. Quattro delle varianti sono irrilevanti perché hanno a che fare con lo stile della scrittura e non del significato, come la presenza di una congiunzione. Le altre tre lettere che variano tra i testi costituiscono la parola ebraica che vuol dire “luce.” Questa parola fu aggiunta da qualcuno al testo al versetto 11 dopo la frase “Dopo il tormento dell’anima sua vedrà…”. Delle 166 parole nel capitolo 53 di Isaia, questa è l’unica parola in discussione, e non cambia per niente il significato del capitolo. Questo è solo uno dei capitoli di Isaia, ma gli studiosi testuali confermano che questo è anche il caso di tutto il teso di Isaia.

Questa prova è decisiva perché dimostra che, dopo più di mille anni, il testo di Isaia è rimasto effettivamente invariato. Dove si verificano delle varianti (e sono veramente poche), sono in genere semplici differenze di grafia, e la parola originale è ovvia. Le poche parole in discussione sono praticamente insignificanti, perché qualunque fosse la parola originale, il significato del testo non cambia. Se il testo di Isaia è rimasto inalterato dopo più di mille anni, e se tutte le Scritture ebraiche sono state sempre trattate con la stessa precisione, lo stesso rigore, e la stessa premura (e questo è infatti il caso), possiamo essere certi che i testi che abbiamo oggi sono fedeli agli originali.

I pezzi mancanti del puzzle
Tanti critici della Bibbia vorrebbero mettere in dubbio il testo dell’Antico Testamento, dicendo che manca qualcosa di significativo, o che il testo è stato corrotto con il passar del tempo. Cercano di convincerci che tante “lacune” cronologiche nel contenuto del testo sono state riempite di leggende e di fantasie ebraiche. Di conseguenza, dicono che è impossibile sapere ciò che è vero e ciò che è stato inventato. Ma se si pensa all’Antico Testamento come un puzzle, ci si rende conto che la trasmissione del testo è stata incredibilmente accurata. Non mancano dei grandi pezzi a questo puzzle in modo da offuscarne il significato. Invece, mancano solo alcuni pezzi irrilevanti del bordo, che non hanno niente a che vedere con il significato.

Ciò che si dice e ciò che si sa
A volte si sente dire in giro che la Bibbia è stata corrotta, ma l’evidenza è chiara. Non lasciarti ingannare. I testi biblici sono stati esaminati forse più attentamente di tutti gli altri documenti antichi. Malgrado quello che si potrebbe sentire o leggere, si può essere certi che l’Antico Testamento riporta la storia in maniera attendibile e accurata, e che il suo testo è fedele all’originale.

Malgrado quello che si potrebbe sentire o leggere, si può essere certi che l’Antico Testamento riporta la storia in maniera attendibile e accurata, e che il suo testo è fedele all’originale. Click To Tweet

Bisogna ricordare che gli autori del Nuovo Testamento erano convinti dell’affidabilità dell’Antico Testamento. Lo consideravano di essere più della parola di uomini: era anche la Parola di Dio. Per esempio, l’apostolo Paolo scrive questo nella sua seconda lettera a Timoteo:

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3:16-17)

A quale scrittura si riferisce Paolo? Come si può essere certi che Paolo parla dello stesso Antico Testamento che abbiamo noi? Uno dei modi è quello di esaminare i brani che Paolo e gli altri scrittori del Nuovo Testamento citano. Quando lo facciamo, vediamo infatti che le Scritture di cui Paolo parla sono le stesse Scritture che abbiamo nell’Antico Testamento. È anche utile notare che c’è più delle parole di Paolo riguardo alla formazione e all’attendibilità dell’Antico Testamento. Altri personaggi storici ne hanno parlato:

1. Il prologo al Libro di Siracide (Ecclesiastico): Questo libro non canonico fa riferimento alla triplice divisione dei libri biblici (ossia la Legge, i Profeti e gli inni e i principi per il comportamento umano) che era conosciuta al nonno dello scrittore (attorno all’anno 200 a.C.).

2. Filone di Alessandria: Questo noto filosofo ebreo (circa l’anno 40 d.C.) parla della stessa triplice divisione.

3. Il Concilio di Jamnia: Questo concilio di rabbini (l’anno 90 d.C.) affrontò la questione della canonicità. Alcuni dubitarono dell’autenticità dei libri di Ester, Ecclesiaste e il Cantico dei Cantici. Queste discussioni erano possibili soltanto perché esisteva già un canone di libri generalmente accettati come i libri ispirati da Dio.

4. I Padri della Chiesa: Tutti i Padri della Chiesa (l’unica eccezione era Agostino nel 400 d.C.) accettavano i trentanove libri dell’Antico Testamento.

5. Flavio Giuseppe: Forse la testimonianza più convincente è quello dello storico ebraico, Flavio Giuseppe (dal 37 al 100 d.C.) che riportò come gli ebrei ritenevano sacri solo ventuno libri, che sono uguali ai trentanove libri dell’Antico Testamento che abbiamo oggi. Ricordiamoci che l’unica differenza è che l’Antico Testamento attuale divide alcuni libri (come 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re) mentre nel canone ebraico questi libri erano uniti (il libro di Samuele, il libro di Re). È evidente che gli ebrei dei tempi di Gesù possedevano le stesse Scritture che abbiamo oggi. Infatti, è stato Gesù stesso a darcene la conferma.

La testimonianza di Gesù
In Matteo 23:35, Gesù dice: “Affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, il figlio di Barachia, che voi uccideste fra il tempio e l’altare.” Questa dichiarazione di Gesù rivela chiaramente l’organizzazione e il contenuto dell’Antico Testamento nel periodo di Gesù. È importante ripetere che, benché i libri fossero divisi e organizzati diversamente, le Scritture ebraiche in quei tempi contenevano lo stesso materiale che abbiamo oggi nell’Antico Testamento. Gli ebrei antichi collocavano il libro di Genesi all’inizio del canone, mentre il libro di 2 Cronache era alla fine (a differenza dell’organizzazione attuale in cui il libro di Malachia si trova alla fine). In questo brano del vangelo di Matteo, Gesù fa riferimento a due omicidi: l’uccisione di Abele e di Zaccaria. Abele fu ucciso nel libro di Genesi (nel capitolo 4), e la morte di Zaccaria è riportata in 2 Cronache 24:20-22. Così, Gesù si riferisce al primo omicidio narrato nella Bibbia (Abele) e poi all’ultimo secondo l’organizzazione ebraiche delle Scritture. In effetti, Gesù dice: “dal primo all’ultimo omicidio nelle Scritture.” In quest’unica affermazione, Gesù conferma il canone dell’Antico Testamento ebraico come esisteva nel suo giorno.

Un altro esempio di questo è ciò che Luca riporta nel suo vangelo: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, [Gesù] spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:26). Di nuovo, vediamo che nell’epoca di Gesù, “tutte le Scritture” erano costituite dai libri di Mosè e di tutti i profeti. Quest’ordine riflette l’organizzazione del canone ebraico e rappresenta lo stesso Antico Testamento che abbiamo oggi.

Non si può leggere i resoconti della vita di Gesù senza accorgersi della grandissima stima con cui Gesù considerava l’Antico Testamento. Nel vangelo di Matteo, Gesù dichiara: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Matteo 5:17-18). Bisogna notare ancora una volta che Gesù si riferisce al canone ebraico quando parla della “legge” e dei “profeti.” Secondo Gesù, neppure il più piccolo dettaglio delle Scritture passerà senza essere adempiuto. Gesù afferma che le parole dell’Antico Testamento sono più stabili e durature della terra e del cielo. Questa è davvero un’alta visione dell’Antico Testamento!

Possiamo avere la certezza che l’Antico Testamento è stato preservato fedelmente, organizzato attentamente e tramandato a noi correttamente. Click To Tweet

In conclusione, possiamo avere la certezza che l’Antico Testamento è stato preservato fedelmente, organizzato attentamente e tramandato a noi correttamente. Gli ebrei contemporanei possiedono lo stesso testo che gli ebrei antichi avevano. Mentre il nostro Antico Testamento è diviso e organizzato in maniera diversa, il suo contenuto è identico al testo ebraico, e possiamo essere certi che la sacralità del testo è stata sempre rispettata. Possiamo fidarci dell’Antico Testamento perché esso è affidabile.

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È autore di Cold-Case ChristianityGod’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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