La Prova Morale dell’Esistenza di Dio

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Evidence for God from Morality (The Axiological Argument)

Una prova semplice
Ci sono tante argomentazioni convincenti dell’esistenza di Dio. Tendiamo sovente a concentrarci su quelle radicate nelle scienze, e quest’approccio è un modo legittimo e utile per trattare la questione. Infatti, l’evidenza che la scienza fornisce è più che sufficiente per dimostrare l’esistenza di Dio, specialmente quando esaminiamo la prova cosmologica e la prova teleologica. Ma c’è un’altra argomentazione ancora che è altrettanto forte, ma più facile da studiare. È possibile che la presenza della moralità nel nostro mondo dimostri l’esistenza di Dio? Se questo è vero, forse non ci siamo mai resi conto di una delle prove più semplici ma forti che Dio che esiste!

Un’argomentazione facile
Questa prova è, in realtà, più facile da spiegare alle persone che hanno appena cominciato ad esaminare la realtà di Dio. A differenza delle prove scientifiche, la considerazione della moralità è un argomento che tutti noi possiamo comprendere senza leggere un libro di fisica. Tutti noi viviamo in un mondo in cui dobbiamo affrontare delle scelte morali. Sappiamo che cosa significa “moralità” e, se proviamo a spiegare la sua origine, prima o poi arriviamo all’esistenza di Dio! Innanzitutto, dobbiamo prendere una posizione riguardo alla questione della relatività morale. Dobbiamo chiedere: “Esiste veramente il bene? C’è davvero il male? O questi concetti sono semplicemente delle questioni personali che sono relative ad ogni individuo, come la preferenza del gusto di gelato?”

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La prova morale (o assiologica) dell’esistenza di Dio
Adesso, vogliamo esaminare la questione della moralità oggettiva tramite una considerazione della prova dell’esistenza di Dio che si chiama la prova “assiologica.” Assio vuole dire lo “studio dei valori” e la prova assiologica si basa sulla presenza di valori e doveri morali per dimostrare l’esistenza di Dio. Ci sono due forme di questa prova che sono molto simili:

Se Dio non esiste, non esistono neanche valori e doveri morali oggettivi.
Esistono valori e doveri morali oggettivi.
Quindi, Dio esiste.

Oppure:

Esistono delle leggi morali oggettive.
L’esistenza di leggi richiede l’esistenza di un legislatore.
Quindi, esiste un Legislatore delle leggi morali oggettive.
Questo Legislatore è Dio
.

Come le altre argomentazioni che abbiamo considerato, se le premesse sono vere, la conclusione è inevitabile. In questo caso, se possiamo verificare l’esistenza di leggi morali oggettive, o di valori e doveri morali oggettivi nel mondo, siamo costretti ad affermare l’esistenza di Dio, l’unica fonte di quei valori e doveri morali.

Descrizione o prescrizione?
Quando osserviamo il comportamento umano nel mondo, ci sono due modi per giudicarne il valore morale. Possiamo semplicemente guardare il comportamento di ogni cultura e descrivere ciò che osserviamo. Non proviamo a discernere se un tale comportamento è “bene” o “male.”  Cerchiamo solo di descriverlo per quello che è. Possiamo parlare di ciò che è e di ciò che non è. Queste descrizioni sono facili perché non coinvolgono nessun giudizio positivo o negativo. Quest’approccio può sembrare anche molto umile. Tuttavia, se possiamo solo descrivere il comportamento umano perché non è lecito o possibile giudicarlo, ovviamente ci rimangono solo due opzioni. O non è possibile condannare neanche il più malvagio degli atti umani, come il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, oppure l’essere umano è l’arbitro finale di ciò che è giusto e ingiusto. In pratica, quelli che alla fine riescono a definire la moralità per tutti gli altri sono quelli che hanno il potere. Se non c’è nessuno standard morale che esiste al di sopra delle società umane a cui si può fare appello e in base alla quale si può giudicare le azioni umane, alla fine sono i poteri che decidono che cosa costituisce il bene e il male. Un esempio chiaro e raccapricciante di questo è quello menzionato prima: quando i nazisti definirono il massacro degli ebrei come un “bene” necessario alla realizzazione di un mondo migliore.

Ma se il comportamento morale si basa su uno standard che esiste indipendentemente da ogni cultura e se non consiste in una semplice descrizione di ciò che è, dobbiamo affermare che la moralità è prescritta! La moralità prescritta, a differenza di quella descritta, stabilisce quello che dev’essere e quello che non dev’essere. Mentre noi possiamo descrivere quello che è, ci vuole un Essere assoluto trascendente per prescrivere e imporre dei valori e doveri morali che trascendono ogni cultura a cui tutti sono soggetti. Se riflettiamo bene sul nostro mondo, credo sia evidente che viviamo veramente in un mondo in cui esistono questi valori e doveri morali oggettivi.

Certamente, è possibile non essere d’accordo su quali sono precisamente questi valori e doveri morali. Tra le diverse società del mondo, è possibile trovare delle variazioni nel modo in cui si percepisce la moralità. Ma la presenza di differenze non dimostra la relatività morale. In una lezione di matematica, gli studenti possono dare soluzioni diverse per la radice quadrata di 144, ma la presenza di risposte differenti non significa affatto che la soluzione giusta non sia unica: 12. Nello stesso modo, solo perché possiamo osservare differenze nella percezione e nella formulazione dei valori e dei doveri morali tra società diverse, questo non significa affatto che la moralità oggettiva non esiste. La questione di ciò che costituisce esattamente i valori e doveri morali è distinta dalla questione dell’esistenza oggettiva di quei valori e doveri morali. Possono esistere tante cose di cui siamo inconsapevoli, ma la nostra ignoranza ha niente a che vedere con l’esistenza reale di quelle cose. Se riflettiamo sul mondo in cui viviamo, non possiamo non affermare l’esistenza di valori e doveri morali oggettivi. Magari sbagliamo nel tentativo di definirli, ma sappiamo che esistono veramente. Ma se è vero che esistono veramente, dobbiamo anche affermare l’esistenza dell’Essere che li ha stabiliti, cioè Dio.

La pratica realtà del relativismo morale
Io so che non tutti saranno d’accordo sul fatto che viviamo in un mondo governato da valori e doveri morali oggettivi. Infatti, nel giorno d’oggi, è in voga negare la loro esistenza. Ci sono tante persone che vogliono sostenere una forma di relativismo morale secondo il quale la moralità è relativa a ogni persona individuale o a ogni cultura. Dicono che, siccome non esistono degli standard morali trascendenti, spetta a ogni persona o a ogni cultura definire la propria moralità. Ma quando persone o culture sostengono quest’idea, prendono una posizione che non è vivibile nella pratica.

Consideriamo il seguente esempio: C’è un racconto di un professore universitario di sociologia i cui studenti devono scrivere una tesi. Uno dei suoi studenti decide di scrivere la tesi per difendere l’idea del relativismo morale. La scrive in modo straordinario ed eccezionale. Utilizza un linguaggio bello e raffinato e una grammatica precisa e corretta. Fornisce delle argomentazioni convincenti e alcuni esempi chiari. La tesi è ben articolata e documentata. Ma quando lo studente la consegna al professore che e poi prende il voto finale, rimane perplesso perché il voto è il più basso possibile!

Lo studente, scoraggiato e irritato, va dal professore per esigere una spiegazione sufficiente, dato che ha fatto tutto il necessario per prendere un voto alto. Il professore gli risponde che, secondo lui, lo studente ha un aspetto brutto. Non gli piacciono i suoi capelli scompigliati e i suoi vestiti trasandati. Per questo il professore ha dato allo studente un voto basso. A questo punto, lo studente si arrabbia con il professore, e gli dice che quest’approccio di dare voti è ingiusto. Secondo lo studente, non è giusto dare un voto in base alle preferenze personali del professore. Il voto dev’essere dato secondo i meriti della tesi.

Il professore replica dicendo allo studente che nel corso da lui determinato, è libero di applicare qualsiasi tipo di filosofia che vuole. In questo caso, ha deciso di dare voti alti solo agli studenti che ritiene belli. Lo studente si arrabbia ancora di più, quasi gridando che non è giusto dare voti in questa maniera. A questo punto il professore gli pone la domanda logica che risulta proprio dall’idea dello studente: “Stai dicendo che esiste un principio di giustizia a cui io sono soggetto? Stai dicendo che questo principio di giustizia trascende le mie opinioni e preferenze personali e che devo comportarmi secondo questo principio, anche se non voglio farlo? Se tu mi dici che esiste un tale principio universale di giustizia al di sopra delle mie opinioni personali a cui devo sottomettermi, in effetti tu hai confutato l’intera argomentazione della tua tesi.”

Se non esistessero valori e doveri morali oggettivi, la vita non sarebbe vivibile e il mondo andrebbe a pezzi. Click To Tweet

In quest’esempio (e potremmo proporne tanti altri ancora), dev’essere ovvio che quelli che sostengono che non esistano valori e doveri morali oggettivi non possono veramente vivere in questa maniera. Nonostante ciò che dicono, le loro vite dimostrano che credono veramente nella moralità oggettiva! Loro stessi aderiscono a un valore oggettivo morale: non ci sono valori oggettivi morali! Se tu mi dici: “Non ci sono verità assolute,” io ti chiederò: “È quello che hai appena detto assolutamente vero?” Vedi la contraddizione? Se tu mi rispondi: “No, non è vero,” allora perché devo accettare quello che mi dici? Ma se tu mi rispondi: “Sì, è vero,” ti sei intrappolato in una contraddizione: stai affermando la verità universale che non ci sono verità universali! Quindi, questa posizione relativistica crolla sotto il peso dell’auto-contraddizione. Se non esistessero valori e doveri morali oggettivi, la vita non sarebbe vivibile e il mondo andrebbe a pezzi. Dovremmo affrontare la brutta realtà che:

Senza valori e doveri morali oggettivi:
Non potremmo chiamare niente “giusto.”
Non potremmo chiamare niente “buono.”
Non potremmo chiamare niente “vero.”

Nel nostro sistema legale, noi ci aspettiamo che i giudici basino le loro decisioni delle sentenze per i criminali sulla legge e non sulle loro opinioni personali. Purtroppo, a volte il sistema legale non funziona come dovrebbe ed è la causa di tante ingiustizie. Ma questo serve solo per rafforzare ancora di più l’idea che esistono valori e doveri morali oggettivi. Se non ci fossero gli standard morali universali e trascendenti, non ci sarebbe nessun motivo per cui ci potremmo opporre ai giudici e ai tribunali ingiusti, perché per farlo dovremmo basare la nostra opposizione su alcuni principi morali universali a cui tutti sono soggetti che trascendono le nostre opinioni personali.

Se vogliamo negare l’esistenza della moralità oggettiva universale, dobbiamo avere il coraggio di affrontare le conseguenze e ammettere che in un tale mondo, non avremmo nessun diritto di dire che il comportamento di qualcuno o di un gruppo di persone è sbagliato, perché si stanno comportando secondo le loro opinioni personali, esattamente ciò che stabiliamo come l’arbitro finale della moralità. Non potremmo dire che le azioni dei terroristi dell’11 settembre o dei nazisti durante la seconda guerra mondiale erano sbagliate, cattive o malvagie, perché si sono comportati secondo le loro definizioni di moralità. Per condannare le loro azioni, dobbiamo basare il nostro giudizio in principi morali che sono validi sia per loro che per noi. Ma se questi principi sono validi sia per loro che per noi, significa che trascendono le nostre opinioni e preferenze personali. Significa che sono oggettivi e che siamo tenuti a certi comportamenti nonostante le nostre idee individuali.

Non si può uccidere qualsiasi persona per qualsiasi motivi
Se riflettiamo sulla moralità e osserviamo il nostro mondo, ci sono infatti alcuni valori e doveri morali universali che governano il comportamento di tutta l’umanità in ogni cultura e società. Uno di questi principi morali è la proibizione di uccidere persone innocenti senza motivo. In diverse società, si può discutere sulla definizione dell’omicidio giustificabile, ma questi dibatti si verificano proprio perché tutte le società partono dal presupposto che non è giusto uccidere persone innocenti senza motivo. Questo è semplicemente uno standard morale che tutti devono riconoscere. È possibile non essere d’accordo sulla specifica applicazione di questo standard, e quello che costituisce l’omicidio giustificabile in una società può essere considerato l’omicidio ingiusto in un’altra. Ma tutti sono d’accordo che esiste un dovere morale oggettivo di proteggere le vite di persone innocenti dall’omicidio.

Non si possono torturare bambini per piacere
Tutte le società sono d’accordo anche con il principio morale che torturare bambini innocenti per piacere è un atto malvagio. Veramente pochi sono quelli che saranno contrari a questo principio. Se mai si scoprisse una società nel mondo in cui questo comportamento fosse permesso e incoraggiato, ci saremmo diametralmente opposti! Useremmo qualsiasi organizzazione internazionale possibile per mettere fine a questo comportamento moralmente ripugnante e intollerabile.

Non si può prendere la moglie di un’altro uomo
A un livello meno estremo, è anche chiaro che ci sono dei principi morali che riguardano i rapporti sociali fondamentali. Tutte le culture del mondo riconoscono la verità che non si può prendere il marito o la moglie di qualcun altro per se stessi. È semplicemente sbagliato, e tutti lo sanno. Possiamo trovare delle differenze di cultura in cultura riguardo al numero di mogli o di mariti che qualcuno può avere, ma tutte le società sono d’accordo che non è giusto prendere il marito o la moglie che appartiene a qualcun altro. Si tratta di un semplice principio morale universale.

In effetti, c’è un gran numero di valori e doveri morali oggettivi che s’applicano a tutte le culture, malgrado il luogo geografico o il periodo storico. Se non si accetta questa verità, bisogna essere coerenti e ammettere che è impossibile opporsi alle azioni di altre società o di gruppi di persone che calpestano i diritti umani, che trattano le donne come animali o almeno come persone inferiori, che aiutano terroristi, che commettono genocidio o che s’arricchiscono attraverso la tratta di schiavi sessuali. In ognuno di questi casi, possiamo combattere contro questi mali solo se esistono dei valori e doveri morali oggettivi a cui tutti quanti sono tenuti a osservare nonostante le nostre opinioni personali. Altrimenti, stiamo solo cercando di imporre le nostre preferenze personali ad altre persone che hanno preferenze diverse, proprio come se tentassimo a costringere qualcun altro a preferire il gusto di gelato che piace di più a noi.

È già successo prima
Dopo la seconda guerra mondiale, si verificò proprio questo tipo di dilemma quando furono catturati i soldati e i dottori nazisti che avevano commesso le più terribili atrocità nei campi di concentramento. Questi criminali furono processati a Norimberga dopo la guerra, e la questione della relatività fu messa alla prova. Gli avvocati di questi criminali sostennero che i nazisti non dovessero essere giudicati per le azioni da loro compiute perché nella società tedesca d’allora, erano state considerate moralmente accettabili. Il loro comportamento era stato incoraggiato e anche comandato! Infatti, la loro difesa si basò sull’idea che bisogna vivere secondo i principi morali stabiliti dalla società in cui si vive. Quindi, se nel loro mondo moralmente relativo, la società in generale approvava, incoraggiava, e anche ordinava quelle orrende torture e i crudeli esperimenti medici, a loro andava perfettamente bene eseguirli. Se la moralità è relativa a ogni società, come può una determinata società giudicarne un’altra quando i principi morali variano e non ce ne sono alcuni universali e oggettivi per tutti?

Se la moralità è relativa a ogni società, come può una determinata società giudicarne un’altra quando i principi morali variano e non ce ne sono alcuni universali e oggettivi per tutti? Click To Tweet

Il tribunale non accettò quest’argomentazione neanche per un attimo. Si rese conto che esiste una moralità al di sopra delle società che questi criminali avrebbero dovuto sapere e osservare. Anche se non avessero capito questi standard morali oggettivi, il tribunale decise che questi uomini avrebbero dovuto pagare le conseguenze delle loro infrazioni di questi standard, e tutti quanti furono condannati per i loro crimini. La decisione del tribunale si basava solo sull’esistenza reale di valori e doveri morali oggettivi. Senza questa base morale universale, sarebbe stato impossibile giudicare, condannare e punire questi criminali.

È Dio che stabilisce i principi morali?
Se esistono veramente dei principi morali oggettivi, è importante chiedere da dove sono venuti. A un credente, la risposta è ovvia. Infatti, la presenza di questi principi morali costituisce una delle evidenze forti della fede razionale. Le leggi umane sono buone e necessarie, ma i valori e doveri morali universali sono innegabili.

Romani 7:7
“Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzio, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge.”

Quindi, la domanda che va affrontata è questa: Qual è la fonte di queste leggi morali oggettive?

Siamo noi i creatori della moralità?
Se accettiamo la verità che esistono valori e doveri morali oggettivi, dobbiamo cercarne la fonte. A volte, quando gli atei sono costretti ad ammettere l’esistenza vera di principi morali nel mondo, la maggior parte prova a radicarli in qualcosa o in qualcuno che non è Dio. Ma è proprio possibile?

Tutti noi abbiamo fatto delle cose per cui dopo ci siamo sentiti in colpa. Facciamo qualcosa, sapendo perfettamente che è sbagliato o cattivo, e poi dopo proviamo un senso di colpa. Da dove viene questo senso di colpa? Ci sentiamo così solo a motivo dell’influenza e delle credenze della nostra cultura? È la nostra società la fonte della moralità? Siamo noi questa fonte?

Il cambiamento durante il tempo
Se la cultura è il “creatore” dei valori e dei doveri morali, è importante renderci conto che la cultura può cambiarli e scartarli completamente se vuole. Se la cultura cambia (e le culture stanno sempre cambiando!), e se la cultura è la fonte della moralità, significa che anche la moralità cambierà insieme con la cultura. Questo è, infatti, il concetto che tanti hanno proposto, suggerendo che oggi ci comportiamo molto diversamente da come ci comportavamo cinquant’anni fa. Mentre si possono notare delle differenze di comportamento, questi cambiamenti non significano che anche i principi morali oggettivi siano cambiati. In alcuni sensi, ci comportiamo diversamente oggi.  Ma dopo cinquant’anni, è diventato accettabile uccidere chiunque per qualsiasi motivo o torturare bambini per piacere o prendere la moglie o il marito di qualcun altro? Sono veramente cambiati i principi morali che sono universalmente validi per tutti? Se la società decidesse che torturare bambini per piacere fosse un bene morale, diventerebbe veramente un bene morale? Se la risposta a questa domanda è negativa, possiamo vedere chiaramente che la moralità oggettiva non è una creazione delle società, ma che la moralità esiste indipendentemente dalle società e che gli viene imposta dall’esterno. Anche se in una certa società uccidere chiunque per qualsiasi motivo fosse permesso, il dovere di non farlo rimarrebbe lo stesso.

Ma se la moralità oggettiva non viene da Dio, qual è la sua fonte? L’abbiamo imparata da qualcun altro? Tante persone sostengono che abbiamo imparato come comportarci dai nostri genitori. In effetti, s’impara che cosa costituisce il bene e il male dai propri genitori, e loro l’hanno imparato dai loro genitori e così via.

Il mito dell’uomo di Neandertal
Ma se questo fosse il caso, dovremmo andare sempre più indietro nel tempo per arrivare ai primi genitori di tutti per trovare la fonte della moralità. Per gli atei, questi genitori primitivi vissero durante il periodo di Neandertal. Loro vogliono convincerci che in questa prima società semplice e amorevole, la moralità si sia evoluta. La solita spiegazione è quella della selezione naturale. Quelle società che si comportano secondo codici morali che proteggono i diritti degli individui sopravvivono, mentre quelle società immorali in cui le persone si trattano male prima o poi spariscono. Ma è questa la vera spiegazione dell’esistenza della moralità? Quest’approccio all’evoluzione morale richiede che le società accettino dei valori e doveri morali per sopravvivere. Ma che cosa successe prima dello sviluppo di grandi gruppi di persone? Che cosa avvenne a un livello più ristretto e primitivo, prima dell’aggregazione e dell’organizzazione delle società? Può la moralità essersi evoluta al livello dell’individuo?

Immaginiamo il seguente scenario. L’uomo di Neandertal (chiamiamolo Giorgio) sta passando una bella giornata insieme con la sua famiglia nella loro caverna. Dall’altra parte della valle, Giorgio osserva un altro uomo di Neandertal (chiamiamolo Franco) che sta passando la giornata con la sua famiglia. Giorgio ha fame perché dopo una settimana di caccia, non è riuscito a prendere niente. Franco, invece, ha appena catturato e ucciso la sua preda e adesso la sta mangiando con la sua famiglia. Loro sono grassi e felici. Giorgio si sente un po’ arrabbiato. La sua famiglia è irritata, perché hanno fame e lui non riesce a trovare niente. Ma Giorgio è più forte di Franco e ha un bastone molto grande. Perciò, ha una decisione da prendere. Può rimanere con la sua famiglia e morire di fame, o può andare da Franco e rubargli il cibo. Che cosa dovrebbe fare? Se fa la scelta migliore per la sua famiglia, la risposta è facile: rubare il cibo a Franco e, se lui resiste, picchiarlo con il bastone finché lui non si arrende! Ma, perché dovrebbe limitarsi solo a quello? Se il fattore fondamentale è, come disse Darwin nel titolo del suo famoso libro: “La Preservazione delle Razze Favorite nella Lotta per la Vita,” dovrebbe fare tutto quello che è necessario per la preservazione di lui e della sua famiglia. Se deve uccidere Franco per preservare se stesso, l’evoluzione descritta da Darwin dice che questo fa parte semplicemente della lotta per la vita e che solo i forti sopravvivono. Quindi, perché non dovrebbe uccidere Franco, prendere la sua moglie e mangiare i suoi figli? Tutto questo sicuramente potrebbe aiutarlo a sopravvivere nella lotta per la vita. Questa è l’unica morale che l’evoluzione darwiniana può fornire. Ma ci sono ancora alcuni che propongono questo processo d’evoluzione come la spiegazione dell’origine della moralità. Ma se i principi morali non aiutarono i primi umani a sopravvivere come nell’esempio di Giorgio e Franco, com’è possibile che si siano sviluppati secondo l’ipotesi dell’evoluzione darwiniana? È semplicemente una fantasia assurda.

Il sacrificio e il servizio
Gli esseri umani, tutto sommato, non sono cambiati tanto dopo tutto il tempo della loro esistenza. Siamo ancora preoccupati soprattutto di noi stessi e della soddisfazione dei nostri bisogni, desideri e interessi personali. I popoli primitivi che presumibilmente vissero prima dell’evoluzione della moralità sarebbero stati ancora più inclini a servire solo se stessi. Se fosse stato il caso, nessuna società si sarebbe mai evoluta oltre alla famiglia nucleare.

Gli standard morali che ci chiedono di sacrificare i nostri desideri egoisti per il bene di altre persone non sono innati nella nostra natura umana. Spesso, questi standard richiedono che abbiamo meno di quanto ci piacerebbe, perché dobbiamo essere generosi e aiutare le persone che sono meno fortunate. Ma questi principi morali non provengono da noi perché non abbiamo la capacità naturale di crearli. Siamo, per natura, egoisti, e dobbiamo ammetterlo. Quindi, non è possibile che, se siamo per natura egoisti e questo è dovuto alla nostra evoluzione, non possiamo usare l’evoluzione come spiegazione dell’esistenza dei principi morali come l’altruismo! L’evoluzione non riesce a spiegare come sappiamo che dobbiamo essere altruisti mentre siamo per natura egoisti. Questo standard morale dell’altruismo esiste indipendentemente da noi, e sarebbe ancora vero anche se tutti lo negassero. Anche quelli che negano l’esistenza di Dio sono segretamente turbati dalla realtà di un codice morale oggettivo e trascendente:

Romani 2:14-15
“Infatti, quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda.”

Quindi, se noi come individui non siamo i creatori della moralità, e se i valori e doveri morali oggettivi non sono dovuti all’evoluzione o alle società, da dove vengono? L’unica possibile risposta è che vengono da Dio, e quindi essi dimostrano l’esistenza di Dio. Perché? Ricordiamoci della prova morale che abbiamo visto all’inizio di quest’articolo:

Se Dio non esiste, non esistono neanche valori e doveri morali oggettivi.
Esistono valori e doveri morali oggettivi.
Quindi, Dio esiste.

Oppure:

Esistono delle leggi morali oggettive.
L’esistenza di leggi richiede l’esistenza di un legislatore.
Quindi, esiste un Legislatore delle leggi morali oggettive.
Questo Legislatore è Dio
.

Abbiamo visto come possiamo verificare l’esistenza reale di leggi morali oggettive. Quindi, secondo i principi della logica e la prova morale, la conclusione dell’esistenza di Dio è inevitabile.

Ma non devo credere in Dio per essere buono!
A questo punto tante persone, soprattutto gli atei, s’infastidisono, perché questa prova sembra asserire che bisogna credere in Dio per vivere una vita morale. Ma ci sono tanti atei che sono umili, generosi, morali e bravi! Perché si può dire che la fede in Dio è necessaria per vivere una vita morale?

È importante sottolineare un aspetto di quest’argomentazione a cui abbiamo già accennato: non stiamo dicendo che bisogna credere in Dio per vivere una vita morale. Forse conosciamo delle persone atee o irreligiose che comunque vivono una vita molto morale! Anche se uno nega l’esistenza di Dio, questo non significa che ha perso la capacità di sapere quali sono le scelte morali che vanno fatte. Il discorso che stiamo facendo, invece, non riguarda come possiamo sapere quali sono gli standard morali (l’epistemologia morale) ma qual è la base oggettiva che spiega la loro esistenza (l’ontologia morale). È ovvio che un ateo può vivere una vita morale. Ma il problema è che l’ateo non è in grado di radicare la moralità in una base oggettiva. Per lui, la moralità è solo la conseguenza delle preferenze personali, o della società in cui si vive, o dell’evoluzione. Però, se la moralità è una creazione umana, significa che noi possiamo cambiarla quando vogliamo. Forse nel passato abbiamo deciso che uccidere qualsiasi persona per qualsiasi motivo era sbagliato. Ma siccome siamo stati noi a determinarlo, possiamo cambiare idea. Quindi, la posizione dell’ateismo è relativistica, non oggettiva. Ecco perché diciamo che senza Dio, i valori e i doveri morali oggettivi non esistono. Secondo l’ateismo, non c’è nessun modo per spiegare l’esistenza reale e oggettiva degli standard morali trascendenti, e di conseguenza l’ateismo è falso.

Secondo l’ateismo, non c’è nessun modo per spiegare l’esistenza reale e oggettiva degli standard morali trascendenti, e di conseguenza l’ateismo è falso. Click To Tweet

I principi morali non possono esistere come fatti bruti?
Adesso, qualcuno potrebbe obiettare così: “Ma perché Dio deve esistere per radicare la moralità oggettiva? Perché i principi morali oggettivi non possono esistere come fatti bruti nel mondo?” Anche quest’obiezione fallisce perché commette l’errore del “essere/dovere.” Che cosa significa? In effetti, l’errore è questo: solo perché possiamo riconoscere qualcosa come un bene, questo non vuol dire che dobbiamo farlo. In altre parole, l’esistenza del bene non impone nessun obbligo da sola.

Per esempio, è un bene diventare chirurgo e poi andare nei paesi distrutti dalla guerra e costruire ospedali e curare i feriti. Ma solo perché riconosciamo questo come un bene non significa che siamo tutti obbligati a farlo. Sarebbe bene se io donassi il mio computer a una scuola perché possa essere utilizzato nell’istruzione dei bambini. Ma solo perché questo sarebbe bene non vuol dire che ho il dovere di farlo. Quindi, il punto è semplicemente questo: solo perché possiamo riconoscere il bene nel mondo, non siamo obbligati a farlo. Dall’altro canto, solo perché sappiamo che cosa costituisce il male non significa che non dobbiamo farlo. Riconoscere che qualcosa esiste è una cosa; essere obbligati a farlo è un’altra.

Ma se i principi morali esistono come fatti bruti nel mondo, perché dobbiamo essere morali? Se non c’è nessuno che c’imponga quei principi morali come doveri, non siamo costretti a osservarli. Quindi, sappiamo che per avere doveri morali, ci sono due requisiti. Prima, i doveri morali esistono solo tra persone. Ho il dovere di rispettare un’altra persona e non picchiarla. Non ho però questo dovere nei confronti di un pezzo di legno. Quando osserviamo un leone che uccide la sua preda, non l’arrestiamo per metterlo in prigione. Perché? Un leone non commette omicidio quando uccide un altro animale. Ma se un uomo uccide un altro uomo, viene arrestato e imprigionato, non solo perché ha infranto la legge dello stato ma anche perché ha trasgredito un principio morale. Quindi, il primo requisito per avere doveri morali è che esistano tra persone. Ma principi come fatti bruti nel mondo non esistono tra persone.

In secondo luogo, i doveri morali devono essere stabiliti e imposti con la giusta autorità. Se io ti ordino di darmi mille euro, tu non sei costretto a darmeli. Se io ti rispondo che ho creato una legge per cui sei obbligato a darmeli, non sei comunque costretto a darmeli. Questo è perché io non ho l’autorità necessaria per creare delle leggi e poi costringerti a fare quello che voglio. Se invece il governo creasse una legge che imponesse la tassa di mille euro a tutti, tu saresti obbligato a pagarglieli, perché il governo possiede l’autorità di imporre delle leggi ai propri cittadini.

Ma se i principi morali esistono solo come dei fatti bruti del mondo, mancano tutti e due i requisiti. Principi astratti non hanno l’autorità di trasformare ciò che è in ciò che deve per forza essere. Perciò, siamo portati all’esistenza di un Essere che è personale e che ha l’autorità necessaria per imporre gli standard della moralità. Ma se questi standard sono trascendenti, anche l’Essere che li impone dev’essere trascendente. Questo è quello che vogliamo dire quando usiamo la parola “Dio.”

Il dilemma di Eutifrone
Spesso l’argomentazione finale dell’ateismo contro la prova morale dell’esistenza di Dio è il “dilemma di Eutifrone.” Questo dilemma si trova nell’Eutifrone di Platone, in cui Socrate chiede che cosa costituisce il bene e il male. Eutifrone risponde che il bene è quello che gli dèi amano e il male è quello che gli dèi odiano.A questo punto nasce il dilemma, perché se è Dio che decide qual è morale e qual è immorale, la moralità diventa completamente arbitraria. Mentre se Dio ama il bene perché lo riconosce tale, significa che il bene esiste indipendentemente da Dio. In poche parole, il dilemma pone la seguente domanda: È il bene comandato da Dio perché è bene, o è bene perché Dio l’ha comandato? Se il bene è comandato da Dio perché è bene, significa che il bene esiste indipendentemente da Dio ed esisterebbe anche senza di lui. Ma se il bene è tale perché è comandato da Dio, significa che Dio avrebbe potuto comandare il contrario: l’omicidio, lo stupro, la tortura, ecc. e queste cose sarebbero dei beni morali. Da un lato, il bene non dipende da Dio e quindi la sua esistenza non è necessaria. Dall’altro, il bene è totalmente arbitrario e non è veramente morale.

Ma questo dilemma si risolve facilmente quando capiamo che è, in realtà, un dilemma falso. Il dilemma ci presenta solo due possibilità e ci dice di sceglierne una. Ma un dilemma è falso se presenta solo alcune opzioni come se fossero le uniche, quando in realtà ne esiste un’altra. In questo caso, c’è una terza possibilità che rende falso il dilemma. Dio non comanda ciò che comanda perché l’ha determinato arbitrariamente o perché l’ha riconosciuto, ma perché quei principi morali fanno parte della sua natura. Egli impone alcuni doveri morali perché sono espressioni del suo santo carattere. Ci dice di amare perché Egli è amore (1 Giovanni 4:8). Ci dice di praticare la giustizia perché Eglii è giusto (Salmo 11:7). Ci dice di essere fedeli perché Egli è fedele (1 Giovanni 1:9). Infatti, la Bibbia dice:

1 Pietro 1:15-16
“Ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: ‘Siate santi, perché io sono santo.’”

Quindi, i valori e doveri morali oggettivi che riconosciamo nel nostro mondo sono radicati nella natura e nel carattere di Dio. Senza Dio, non esisterebbero. Ma se siamo convinti della realtà di questi valori e doveri, dobbiamo essere anche convinti dell’esistenza di Dio che li rende possibili.

Non vogliamo ammettere la nostra colpa
C’è qualcosa che è all’opera nei nostri cuori che c’impediscono di aprire gli occhi e vedere ciò che è ovvio e chiaro. Per quanto vogliamo negare la presenza di un Legislatore divino, non abbiamo nessun modo di scampo. Se siamo onesti, dobbiamo ammettere l’innegabile:

Romani 1:18-20
“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili.”

Il problema, però, è che sappiamo che secondo gli standard della santità assoluta di Dio, il nostro comportamento è malvagio. Non vogliamo ammettere che siamo peccatori degni del giudizio. Finché ci paragoniamo ad altre persone, crediamo di essere abbastanza bravi, perché è sempre possibile trovare qualcuno peggio di noi! Non siamo perfetti, ma non siamo mica come loro! Ma alla luce della santità di Dio, nessuno si può credere veramente giusto.

Isaia 6:1, 5
“Nell’anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e lembi del suo mantello riempivano il tempio…Allora io dissi, ‘Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti!’”

Quindi, che cosa facciamo per evitare questo terribile senso di colpa e per rassicurarci che, tutto sommato, siamo bravi e buoni? O neghiamo gli standard morali di Dio o neghiamo Dio stesso.

Giovanni 3:19-20
“Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte.”

Detto questo, dobbiamo chiederci onestamente se la nostra negazione della moralità e dell’esistenza di Dio è radicata veramente nella natura del mondo, o se è dovuta al fatto che non vogliamo che sia così. In altre parole, è un problema della nostra mente o del nostro cuore? Coloro che continuano a negare l’esistenza di Dio sono motivati dal desiderio di essere in controllo della propria vita, di determinare il proprio destino, e di essere come un dio per se stessi. Ma c’è una persistente sensazione che ci possa essere veramente un Dio santo e giusto a cui dovremo rendere conto per la nostra ribellione, disubbidienza e incredulità. I cristiani non devono avere paura del giorno del giudizio e della realtà che ci aspetta dopo. Questo è perché circa due mila anni fa, Dio mandò suo Figlio Gesù per subire le conseguenze della nostra disubbidienza sulla croce al nostro posto. Così, tutti coloro che confidano in lui come Salvatore possono essere perdonati e considerati giusti davanti a Dio:

Coloro che continuano a negare l’esistenza di Dio sono motivati dal desiderio di essere in controllo della propria vita, di determinare il proprio destino, e di essere come un dio per se stessi. Click To Tweet

Romani 3:21-24
“Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono. Infatti non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.”

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È autore di Cold-Case ChristianityGod’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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