La Prova Cosmologica dell’Esistenza di Dio

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Evidence for God from Creation (The Cosmological Argument)

Ci sono prove dell’esistenza di Dio?
A volte, i cristiani si trovano in situazioni in cui devono difendere la loro convinzione dell’esistenza di Dio di fronte a non credenti che dicono di avere prove scientifiche che Dio non esiste. Ci sono molte persone innamorate della scienza e che desiderano eliminare tutto quello che non si può dimostrare attraverso di essa. Talvolta, le loro argomentazioni possono essere molto convincenti, almeno in modo superficiale. Il problema dell’esistenza di Dio risulta ancora più difficile quando alcuni cristiani utilizzano delle ragioni ridicole per sostenere la loro fede. Così, gli atei ascoltano attentamente e poi abbattono, anche giustamente, queste difese errate e illogiche. Queste prove possono sembrare tanto assurde quanto le seguenti:

La prova dell’albero bello

1. Guarda quell’albero. È bello, no?
2. Quindi, Dio esiste

La prova dei miracoli

1. Qualcuno che conosco stava per morire di cancro.
2. Alla fine non è morto.
3. Quindi, Dio esiste.

La prova “morale”

1. Nei miei giorni giovanili, ero un cattivo delinquente, molto antipatico, disonesto, fastidioso, dispettoso, e tante altre cose ancora.
2. Ma quando sono diventato religioso, tutto è cambiato.
3. Quindi, Dio esiste.

La prova della paura

1. Se Dio non esiste, non c’è niente dopo la morte.
2. Quindi, Dio esiste.

La prova della Bibbia

1. (Si cita un brano della Bibbia)
2. Quindi, Dio esiste.

La prova della famiglia

1. I miei genitori mi hanno detto che Dio esiste.
2. Quindi, Dio esiste.

La prova dell’intelligenza

1. Senti, Dio è al di sopra delle nostre capacità di capire o di spiegare, e quindi non ci sono prove della sua esistenza. Bisogna solo crederci.
2. Quindi, Dio esiste.

La prova della creazione

1. Se l’evoluzione è falsa, l’universo è stato creato da Dio.
2. Non capisco, o non voglio capire l’evoluzione perché non mi piace, o perché la Bibbia dice il contrario.
3. Quindi, Dio esiste.

Le prove ci sono sempre state
È vero: tutte queste prove non sono molto convincenti. Anzi, commettono quasi tutti gli errori logici possibili!  È praticamente una tragedia! Ma è altrettanto tragico che quando tante persone presentano una grande quantità di prove scientifiche contro la fede in Dio, noi non esaminiamo queste prove in modo sufficiente da poter scoprire che più s’impara tramite la scienza, più la verità dell’esistenza di Dio diventa non solo una delle opzioni razionali, ma quella più razionale! In realtà, i progressi scientifici degli ultimi cent’anni non dovrebbero sconvolgerci per niente. Le scoperte della scienza dovrebbero darci più certezza dell’esistenza di Dio, perché continuano a dimostrarla. Sono gli scienziati che fanno del tutto per negare la verità di quello che osservano che dovrebbero avere dubbi. Dobbiamo semplicemente esaminare le prove e poi decidere. Antony Flew, il famoso e influente filosofo ateo che poi si convertì al teismo, scrisse nel suo libro intitolato Dio Esiste: “Perché credo così, pur avendo esposto e difeso l’ateismo per più di mezzo secolo? La breve risposta è questa: è il quadro del mondo, come lo vedo io, che è emerso dalla scienza moderna…In breve la mia scoperta del divino è stato un pellegrinaggio della ragione e non della fede.” (p. 99, 104)

Le scoperte della scienza dovrebbero darci più certezza dell’esistenza di Dio, perché continuano a dimostrarla. Click To Tweet

Lo sforzo di capire l’eterno
Tutte le visioni del mondo devono, in qualche modo, affrontare il mistero dell’eterno e dell’infinito. I cristiani non sono gli unici ad aver lottato per capire la natura dell’infinito. Tanti scienziati lo contemplano da secoli. Tutti noi vogliamo capire l’eternità, soprattutto per quanto riguarda le nostre origini:

“Che cosa c’era prima che ci fosse qualcosa?”

“Se Dio esiste, da dov’è venuto?”

“Come può essere infinito il tempo? C’era un tempo prima del tempo?”

Ciò che chiamiamo eterno, quello è il nostro Dio
È questo nostro desiderio di comprendere l’eterno e l’infinito che spinge la scienza, e anche la teologia, sempre avanti. Quello che riteniamo infinito è ciò che, effettivamente, riconosciamo come quell’essere misterioso e onnipotente che si chiama “dio”. Per esempio, se diciamo che l’universo non ha avuto un inizio ed è sempre esistito, in pratica riconosciamo l’universo come questa forza misteriosa e potente. Secondo questo concetto, l’universo diventa la fonte di tutto, compreso se stesso, e perciò diventa come Dio. Il famoso scienziato americano Carl Sagan sosteneva quest’idea quando scrisse:

“Il Cosmo è tutto quello che è mai stato, che è, e che sarà.”

Questa sembra quasi una dichiarazione teologica, e Carl Sagan l’intendeva così. Secondo lui, l’universo (cioè il cosmo) è veramente Dio. Lui si rese conto che si attribuisce la divinità a ciò che si chiama eterno. Tanti di noi non credono che l’universo sia eterno e infinito, ma sostengono invece che il cosmo sia creato e finito. Crediamo invece che esiste un essere creativo che possiede queste caratteristiche dell’eternità. Chiamiamo quell’essere Dio. Il succo del discorso è questo: tutti credono in una divinità.  Alcuni considerano divino il mondo fisico che si può osservare  con i cinque sensi umani; altri concepiscono questa divinità come un essere che per natura è spirituale. Ma la realtà è che nessuno di noi vive senza la fede in qualcosa che consideriamo in qualche modo divino, eterno, e potente.

Qual è la causa?
Siccome stiamo discutendo il concetto dell’eternità, dobbiamo capire un principio scientifico basilare che ci guiderà nell’esaminare argomenti di questo genere. Si chiama il principio della causalità. Per cominciare a comprendere la natura dell’universo e l’esistenza di Dio, dobbiamo iniziare con quest’affermazione: quasi tutte le cose che osserviamo, vengono causate. Per qualsiasi cosa, esiste un’altra cosa che n’è la causa dell’esistenza, del movimento, del comportamento o della continuazione. Se entriamo in una stanza e per terra vediamo una palla rotolare da una parte all’altra, naturalmente diamo per scontato che qualcuno o qualcosa ha causato il movimento della palla. Perché? Noi sappiamo che una palla non comincia a rotolare da sola. Ci vuole l’intervento di qualcos’altro per metterla in movimento. È ovvio che la palla non è capace di cominciare a rotolare senza una causa iniziale, cioè il primo motore. Anche gli scienziati si accorgono di questo fatto e quindi hanno sviluppato un elenco delle cose che richiedono una causa:

Ogni effetto ha una causa.

Tutto ciò che comincia ad esistere ha una causa.

Tutto ciò che cambia ha una causa.

Tutto ciò che è finito ha una causa.

Tutto ciò che è limitato ha una causa.

È molto importante capire questo principio. Persino uno degli scettici più famosi del mondo, David Hume (1711-1776) capì che praticamente tutte le cose nel mondo hanno una causa:

“Non ho mai sostenuto una proposizione tanto assurda quanto l’idea che qualcosa possa verificarsi senza una causa.”

L’applicazione della causalità al cosmo
Se applichiamo la semplice realtà della causalità all’universo che osserviamo, possiamo proporre una classica prova dell’esistenza di Dio. Si chiama la prova “cosmologica” ed è forse la prova più fortemente durevole dell’esistenza di Dio. Pur essendoci migliaia di scienziati che lavorano da tanti anni per dimostrare che Dio non esiste, rimane costante la realtà della prova cosmologica. Questa prova continua a sfidarli e a difendere la verità dell’esistenza di Dio. Consideriamo questa prova insieme:

Tutto quello che comincia ad esistere ha una causa.
(Questo è evidente in base al principio della causalità)

L’universo è cominciato ad esistere.
(Questo è evidente in base alle prove scientifiche e filosofiche che si trovano sotto.)

Quindi, l’universo ha avuto una causa.
(Se le prime due proposizioni sono vere, questa conclusione ne risulta inevitabilmente.)

La causa dell’universo dev’essere eterna e non causata.
(Altrimenti, la causa dell’universo avrebbe bisogno di una causa, e saremmo intrappolati in un regresso infinito.)

La causa dell’universo è Dio
(Qualsiasi cosa a cui attribuiamo le caratteristiche dell’eternità e della potenza sufficiente da creare l’universo è, in effetti, Dio.)

Un’altra forma di questa prova, presentata da Antony Flew nel libro Dio Esiste (p. 85-86), è la seguente:

1. Esistono alcuni esseri limitati e mutevoli.
2. L’attuale esistenza di ogni essere limitato e mutevole è causata da un altro.
3. Non ci può essere un infinito regresso di cause dell’esistenza, perché un infinito regresso di esseri finiti non causerebbe l’esistenza di niente.
4. Dunque, c’è una Causa Prima dell’esistenza attuale di questi esseri.
5. La Causa Prima dev’essere infinita, necessaria, eterna e una.
6. La Causa Prima non causata è uguale al Dio della tradizione giudeo-cristiana.

Per i nostri obbiettivi in quest’articolo, esamineremo la prima forma di quest’argomentazione. Questa prova, come qualsiasi altra prova, si appoggia su alcuni presupposti. Se i primi due presupposti sono veri, la prova va avanti fino al quinto punto in modo inevitabile. Le prime tre premesse costituiscono una forma di argomentazione logica che si chiama modus ponens. L’unico modo per evitare la conclusione è di negare una delle prime due proposizioni. Se l’universo ha avuto un inizio, ci doveva essere anche l’iniziatore. Abbiamo già considerato la validità della prima proposizione, cioè se qualcosa viene all’esistenza, è stato causato. Non c’è niente che venga da nulla. Se affermassimo che qualcosa può venire da nulla, non avremmo nessun modo per spiegare l’esistenza di qualsiasi cosa! Se qualcosa può venire da nulla, perché non osserviamo che le cose inspiegabilmente appaiano da niente davanti ai nostri occhi? La veridicità di questo principio dev’essere già ovvia. Una volta stabilita la verità della prima premessa, dobbiamo considerare la seconda.

Se l’universo ha avuto un inizio, ci doveva essere anche l’iniziatore. Click To Tweet

L’inizio dell’universo
A questo punto, dobbiamo semplicemente esaminare le prove scientifiche per vedere se infatti l’universo ha avuto un inizio o no. Se l’universo è cominciato ad esistere ad un certo punto nel passato, Dio esiste. Se invece la scienza sostiene l’eternità dell’universo, ha ragione Carl Sagan e l’universo è, in effetti, un dio in se. Quindi, che cosa dicono le prove? Possiamo iniziare in tanti modi, ma uno degli scrittori più chiari su questo tema è Robert Jastrow, un astrofisico che nel 1961 fondò l’Istituto Goddard per gli Studi Spaziali di NASA negli Stati Uniti (NASA’s Goddard Institute for Space Studies). Questo è un laboratorio del governo statunitense che ha il compito di eseguire la ricerca nell’astronomia e la scienza planetaria. Al momento, Jastrow è il direttore e il presidente del consiglio di amministrazione che gestisce l’osservatorio astronomico di Mount Wilson. Nel suo libro Dio e gli Astronomi (God and the Astronomers), Jastrow parla delle prove dell’inizio dell’universo. Quando esaminiamo queste prove, ci troviamo davanti a delle ragioni molto convincenti che ci portano alla conclusione che l’universo, infatti, ha avuto un inizio.

La seconda legge della termodinamica
Questa legge, in termini semplici, afferma il fatto che il calore non passa spontaneamente da un oggetto freddo a un oggetto caldo. Infatti, oggetti caldi diffondono il calore nell’ambiente circostante e si raffreddano, finché il calore non è distribuito in modo uniforme. Questa legge afferma anche che col passare del tempo, qualsiasi sistema che non è influenzato da forze esterne diventa sempre più disordinato. Questo concetto può essere espresso con il termine “entropia.” La tendenza di tutte le cose è quella di diventare sempre meno ordinate, non più ordinate, sempre meno sofisticate e complesse, non più. In effetti, la seconda legge della termodinamica riconosce che l’universo e tutto ciò in esso contenuto, se non vengono influenzati da qualche forza esterna, continuano a deteriorarsi e a disfarsi.

Forse da bambini, giocavamo con quelle macchinine che, quando si tirano indietro e poi si lasciano andare, corrono avanti, ma dopo un po’ rallentano e si fermano. Quando si tirano indietro, si caricano d’energia che poi viene utilizzata per farle andare avanti. Quando però tutta quella energia è consumata, le macchinine si fermano e non si muovono più. Quest’esempio ci aiuta un po’ a capire l’applicazione della seconda legge della termodinamica che osserviamo nel nostro universo. Come quelle macchinine, l’universo ha una quantità di energia limitata, e di conseguenza è destinato a cessare. Tutto quello che esiste – le stelle, le galassie, il nostro sole – sta consumando l’energia. Gli scienziati ci dicono che ad un certo momento nel futuro lontano, l’universo subirà “la morte termica.” Cioè, senza l’intervento di una forza esterna rispetto all’universo, tutta l’energia si consumerà, tutto il calore si diffonderà in maniera uniforme e così non esisterà più nessuna vita da nessuna parte dell’universo.

Ma è anche vero che quando guardiamo indietro nel tempo, vediamo che i livelli del calore e dell’energia nell’universo erano più alti. Infatti, più indietro si va, più alti sono questi livelli. Possiamo dunque osservare la diffusione del calore del consumo dell’energia nell’universo, e questo ci porta ad affermare che c’era un momento nel passato distante quando tutta l’energia e tutto il calore nell’universo erano condensati in un piccolo punto di una densità quasi infinita prima di esplodere nel “Big Bang.” Ma se la seconda legge della termodinamica dice che senza l’intervento dall’esterno, il calore e l’energia in un sistema chiuso tendono sempre a diffondersi e non di restringersi o condensarsi, com’è possibile che erano condensati e concentrati in un piccolo punto? Per tornare al nostro esempio della macchinina, se non c’è nessuno che la tiri indietro per caricarla d’energia, non si muove. Ma se vediamo una macchinina per terra che va avanti ma che rallenta sempre di più, la conclusione ovvia è che qualcuno l’ha tirata indietro e poi l’ha lasciata andare. Oppure se vediamo un palloncino pieno d’aria ma che si sgonfia fino a diventare completamente svuoto, non è logico concludere che qualcuno l’ha gonfiato? Succede mai che l’aria entra spontaneamente nel palloncino senza nessun intervento esterno che lo gonfia? La risposta è ovvia. Se osserviamo un palloncino che si sgonfia, o una macchinina che va avanti ma si rallenta e poi si ferma, la conclusione logica, ovvia e normale è che qualche forza esterna ha prima intervenuto per caricarli di quell’energia.

Quando osserviamo l’universo, è chiaro che tutta l’energia non è stata ancora consumata, come predice la seconda legge della termodinamica. Ma se questo è vero, significa che l’universo non può essere esistito da tutta l’eternità. Se l’universo fosse infinitamente antico, tutta l’energia sarebbe stata già consumata e noi non saremmo vivi. C’è un periodo limitato di tempo in cui l’energia si può consumare nell’universo. Quindi, se vediamo che nell’universo tutta quest’energia non è stata completamente consumata, significa che è passato solo un periodo definito e limitato di tempo dal momento in cui l’universo è venuto all’esistenza.

L’espansione dell’universo
La seconda prova che l’universo ha avuto un inizio è l’osservazione che il cosmo si sta espandendo. Durante lo scorso secolo, questo fatto si è manifestato tramite le ricerche scientifiche e anche la semplice osservazione.

Alberti Einstein, nel 1905, sviluppò la teoria della relatività ristretta che coinvolge le misurazioni della lunghezza, della velocità e del tempo rispetto ad osservatori in movimento. Queste equazioni portarono a quella ormai famosa: E=mc2, che descrive come la materia e l’energia possono convertirsi da una forma in un’altra. Nel 1915, quando Einstein applicò la relatività alla meccanica newtoniana, egli propose le equazioni della relatività generale che descrivono i rapporti tra la gravità, la velocità, la luce, la massa ed altri fattori che fanno parte di tutto l’universo. Che cosa scoprì? Einstein venne a capire che l’universo sta sperimentando l’accelerazione negative, ovvero la decelerazione. Quando continuò, insieme con altri, ad usare le equazioni per risolverne altre, scoprì che l’universo si sta anche espandendo. Quale fenomeno c’è nella natura che si espande e rallenta simultaneamente? Un’esplosione.

Alexander Friedman, un matematico russo che lavorò negli anni 20 con le teorie di Einstein, usò la matematica per dimostrare che l’universo si sta espandendo. Allo stesso tempo, la sua ricerca fu verificata da un gruppo di astronomi in Belga che indipendentemente arrivò alla stessa conclusione.

Vesto Slipher, un astronomo, presentò le sue scoperte a un convegno di astronomia nel 1914. Egli dimostrò che tante nebulose si stavano allontanando dalla terra. Uno studente chiamato Hubble assistette alla presentazione di Slipher e si rese conto delle implicazioni.

Dopo di questo, Edwin Hubble dimostrò che quelle nebulose erano in realtà delle galassie, composte di miliardi di stelle. Nel 1929 propose la legge dei “redshift.” Questo principio, chiamato anche lo spostamento verso il rosso, dice che la luce che si emette dalle galassie che si allontanano dalla terra si sposta verso frequenze minori, cioè verso lo spettro che appare rosso agli osservatori sulla terra. Hubble osservò che le galassie distanti manifestavano il fenomeno “redshift,” la prova dell’allontanamento di quelle galassie rispetto al nostro pianeta. In effetti, Hubble dimostrò, tramite l’osservazione, che l’universo si sta espandendo.

Tutte queste osservazioni rivelano che l’universo si sta espandendo come un palloncino. Un modo per rappresentare questo fenomeno è di immaginare un palloncino sulla cui superficie tutte le galassie sono disegnate. Quando il bordo del palloncino si gonfia, le galassie si allontanano dal centro e distribuiscono la massa verso l’esterno, sempre più distante dal nucleo. Questo è ciò che osserviamo oggi nell’universo: tutta la massa che esiste che si allontana dal “centro.” Ma se si potesse invertire questo processo e sgonfiare il palloncino, andando indietro nel tempo, si arriverebbe a un punto iniziale di convergenza. Si può immaginare la stessa situazione per quanto riguarda l’universo. Andando al contrario e indietro nel tempo, prima o poi si arriverebbe a un punto piccolissimo dell’inizio, una singolarità, da dove tutto è esploso verso l’esterno. La scienza afferma che l’universo ha avuto un inizio.

La radiazione cosmica di fondo
La terza prova che Jastrow propone nello sviluppo della sua argomentazione dell’inizio dell’universo è l’esistenza della radiazione di fondo nell’universo. Quando questa radiazione fu scoperta, la questione della sua fonte diventò fondamentale.

Nel 1963, Arno Penzias e Robert Wilson scoprirono la radiazione cosmica di fondo, e questa scoperta diventò un sostegno principale della teoria del Big Bang. Portò anche la cosmologia alla ribalta come disciplina scientifica. Era la prova definitiva che si era cercata per molto tempo per dimostrare il Big Bang e che l’universo nacque a un momento definito nel tempo passato.

COBE, the Cosmic Background Explorer (il satellite nominato “l’esploratore del fondo cosmico”) fu lanciato nello spazio a novembre 1989. COBE era provvisto di alcuni strumenti in grado di misurare l’eco della radiazione lasciata dal Big Bang. Ad aprile 1992, il riassunto dei dati procurati dal COBE fu pubblicato ed ebbe grande successo. Stephen Hawking, il famoso astrofisico britannico, chiamò la scoperta “la più importante scoperta del secolo, se non di tutto il tempo.” I risultati affermarono, ancora una volta, che l’universo ha avuto un inizio.

La filosofia del regresso infinito
Oltre all’evidenza scientifica, dobbiamo anche considerare una realtà filosofica che risulta molto forte per quanto riguarda il concetto dell’infinità, un fattore cruciale in questo discorso. Può essere un’idea un po’ difficile da capire, ma è molto importante. Se l’universo non ha avuto un inizio ma esiste da tutta l’eternità, significa che neanche il tempo ha avuto un inizio ma che esiste da tutta l’eternità. In questo caso, non ci sarebbe stato “l’inizio del tempo.” Ma se questo fosse vero, non si potrebbe mai arrivare a oggi. Pensaci. Se non ci fosse un punto definito quando il tempo è iniziato, non sarebbe possibile misurare tutto il tempo fino al momento presente. Per arrivare al momento presente, si dovrebbe trascorrere un’infinità di tempo. Ma non è possibile trascorrere un’infinità di tempo, perché per definizione, l’infinità è infinita; cioè non finisce mai! Per arrivare a oggi, è necessario che sia passato un periodo di tempo limitato.

Ci aiuterà anche se pensiamo a un futuro infinito. Per esempio, se io ti dicessi: “Nel futuro, io ti darò un milione di euro,” e tu mi chiedessi, “Ma quando esattamente nel futuro?” Se io ti rispondessi: “Ti darò un milione di euro dopo che è trascorsa un’infinità di tempo,” ovviamente io ti direi in effetti non questi euro non te li darò mai! A parte la realtà della morte, tu non potresti mai dire che è trascorsa un’infinità di tempo, perché questo sarebbe proprio contrario alla definizione dell’infinità. Ci sarebbe sempre un giorno in più da aspettare. Ma se questo è vero per quanto riguarda il futuro, è vero anche quando consideriamo il passato. Se sosteniamo che l’universo esista da tutta l’eternità, non è possibile che siamo arrivati al momento presente, perché per esserci arrivati, avremmo dovuto passare un’infinità di tempo. Ma questo è logicamente e filosoficamente impossibile.

Qualcuno potrebbe dire a questo punto che nella matematica, è possibile avere un’infinità di cose. Un esempio sarebbe la teoria degli insieme che si occupa dell’infinità. Oppure si pensa ai paradossi di Zenone, in cui si propone uno stadio che si prova ad attraversare. Ma per arrivare all’altra estremità dello stadio, bisogna giungere alla metà. Ma prima di arrivare alla metà, bisogna raggiungere la metà della metà, e così via ad infinitum. Ma queste obiezioni non sconfiggono l’asserzione che l’esistenza dell’infinità è impossibile, perché in questi casi, si tratta dell’infinità potenziale e non dell’infinità reale. La differenza tra le due è che mentre ci si può sempre avvicinare all’infinità (l’infinità potenziale) non si può giungere veramente all’infinità (l’infinità reale). La teoria degli insieme si occupa dell’infinità potenziale e o solo quella immaginaria. Nel paradosso di Zenone, l’infinità delle distanze si verifica all’interno dello stadio che rappresenta una lunghezza limitata, e l’infinità rimane sempre potenziale. Quindi, siamo costretti ad ammettere che l’infinità non esiste veramente nell’universo.

Al rischio di dire troppo, permettimi di fornire ancora un altro esempio. Se immaginiamo una pista da corsa con la linea di partenza. Se ti metti dietro alla linea e ti prepari a correre, vedi il traguardo a una distanza di cento metri. Ce la fai ad arrivarci. Ma prima di partire, se qualcuno sposta la linea di partenza alcuni metri indietro, significa che devi percorrere una distanza più lunga, ma riuscirai ancora a raggiungere il traguardo. Ma se quella persona sposta di nuovo la linea di partenza alcuni metri indietro, forse sarai un po’ infastidito, ma riuscirai a finire la corsa lo stesso. Però, se qualcuno continuasse a spostare indietro la linea di partenza infinitamente senza mai finire, non riusciresti mai ad arrivare al traguardo! Dovresti continuare a correre e correre senza mai raggiungere la fine. Nello stesso modo, se l’universo e il tempo non avessero avuto un inizio, sarebbe impossibile arrivare al momento presente.

Gli scienziati dell’ultimo secolo, compresi tanti che erano determinati a concepire l’universo senza l’aiuto della teologia, fecero tante scoperte importanti riguardo all’inizio del tempo e dell’universo. Queste scoperte oggi ci costringono ad affermare che c’è stato un punto singolare nel tempo passato in cui tutto quello che si vede nell’universo ha avuto un inizio. Un punto iniziale dell’universo e del tempo richiede una “causa primaria”; una “causa incausata”; esattamente il ruolo che si attribuisce a Dio. La scienza e la ragione ancora una volta affermano la presenza di Dio nel nostro universo.

Per riassumere
Abbiamo già delineato le premesse principali della prova cosmologica prima, ma conviene ripassarle brevemente dopo aver considerato diverse argomentazioni.

Tutto quello che comincia ad esistere ha una causa
Abbiamo già verificato la verità di quest’asserzione. Noi sappiamo questo perché semplicemente osservando l’universo, possiamo verificare che tutto quello che comincia ad esistere, che non esisteva prima e poi ad un certo punto viene all’esistenza, ha una causa della sua esistenza. Se qualcuno obietta dicendo: “Ma allora noi puoi proporre Dio come la causa dell’universo, perché incontri lo stesso problema dell’esistenza di Dio. Chi ha creato Dio? Da dove è venuto Dio?” Ma quest’obiezione fallisce per due motivi. Prima di tutto, la prima premessa dice che tutto quello che comincia ad esistere ha una causa. Ma se Dio esiste, non è stato causato. Se fosse stato causato, significherebbe che la sua causa è più grande e più potente di lui, e quindi quella causa sarebbe Dio! In secondo luogo, tutti devono spiegare l’esistenza dell’universo. Se un Dio eterno non è stato la causa, ci sono solo due possibilità. O l’universo esiste da tutta l’eternità, o l’universo ha causato se stesso. La prima opzione l’abbiamo già dimostrata errata. La seconda è altrettanto sbagliata per un semplice motivo: per essere la causa di qualcosa, la causa deve già esistere prima. La causa non può cominciare ad esistere dopo la cosa che ha causato. Ma per essere la propria causa, l’universo sarebbe dovuto esistere prima di esistere, e questo è ovviamente assurdo. Quindi, possiamo dire che questa proposizione è valida.

L’universo ha cominciato ad esistere
Quest’asserzione è evidente dalle evidenze scientifiche e dalle argomentazioni logiche e filosofiche che abbiamo considerato.

Quindi, l’universo ha avuto una causa
Se le prime due proposizioni sono vere, questo terzo punto ne risulta inevitabilmente.

La causa dell’universo deve essere eterna e non causata
In base a quello che abbiamo esaminato, possiamo dedurre diverse caratteristiche della causa dell’universo. Prima, la causa doveva essere immateriale. Se la causa ha portato all’esistenza tutta la materia che esiste, la causa stessa non può essere fatta di quella materia. Quindi, la causa era immateriale. Secondo, la causa doveva essere atemporale, o eterno. La scienza c’insegna che non solo tutta la materia dell’universo ma anche il tempo stesso è iniziato al Big Bang. Questo vuol dire che la causa del tempo non poteva essere limitato dal tempo; doveva essere senza tempo e eterno. Terzo, la causa doveva possedere una potenza inimmaginabile. Per causare tutto quello che esiste nell’universo e anche il tempo, era necessaria una forza enorme. Potremmo anche chiamarla “onnipotenza,” perché la creazione dell’universo era un atto di potenza impareggiabile. Quarto, la causa doveva essere personale. Abbiamo già detto che la causa doveva essere immateriale. Ma ci sono solo due categorie generali di cose immateriali: le menti e i principi astratti, come i principi matematici, numeri, proposizioni, ecc. Ma di queste due categorie, solo una mente può essere la spiegazione ragionevole dell’universo. Perché? I principi come numeri o proposizioni sono descrizioni e non causano niente. In numero 8 non ha mai causato niente. L’idea della giustizia non ha mai creato nulla. Quindi, solo una mente, una coscienza, una personalità poteva creare l’universo.

La causa dell’universo è Dio
La conclusione inevitabile di tutto questo è che la causa dell’universo è Dio. Le caratteristiche necessarie per causare l’universo sono quelle che si attribuiscono a Dio. Qualunque cosa sia, il proprietario di quelle caratteristiche è, per definizione, Dio. Quindi, la prova cosmologica dimostra che Dio esiste.

La Bibbia è piena di brani che ci parlano della natura dell’universo e del Dio che lo creò. Click To Tweet

Che cosa dice la Bibbia di tutto questo?
È interessante notare che ciò che osserviamo nell’universo fu conosciuto per migliaia di anni da coloro che confidavano non in quello che potevano dimostrare scientificamente ma in quello che Dio gli aveva rivelato. La Bibbia è piena di brani che ci parlano della natura dell’universo e del Dio che lo creò. Allo stesso tempo, le scoperte della scienza sono confermate:

Salmo 102:25-26
“Nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e saranno cambiati.” (La Bibbia affermava migliaia di anni fa che il principio dell’entropia si verifica nel nostro universo.)

Isaia 45:12
“Io ho fatto la terra e ho creato l’uomo su di essa; io, con le mie mani, ho spiegato i cieli e comando tutto il loro esercito.” (L’espressione “spiegato” viene usata tante volte nella Bibbia per rappresentare il modo in cui Dio creò l’universo. È certamente d’accordo con la nostra osservazione dell’universo che si espande o che “si spiega.”)

Genesi 1:1
“Nel principio Dio creò i cieli e la terra.”

1 Corinzi 2:6-7
“Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria.” (Sia Genesi che 1 Corinzi, insieme a tanti altri, indicano che il tempo ha avuto un inizio, proprio come afferma il principio dell’impossibilità del regresso infinito.)

La Bibbia conferma ciò che la scienza ora c’insegna. Ma la Bibbia non aveva bisogno delle scoperte scientifiche moderne. La Bibbia predisse quelle scoperte perché provenne dalla conoscenza del Dio eterno che aveva creato tutto quello che adesso vediamo.

Allora, perché tanti continuano a negare l’esistenza di Dio?
Nonostante tutte queste prove e argomentazioni che affermano l’inizio dell’universo, ci sono ancora molti scienziati che stanno cercando disperatamente delle teorie alternative che negano la realtà del punto singolare iniziale. Quindi, la domanda viene spontanea: “Perché così tanti scienziati persistono nel negare ciò che si vede chiaramente?”

La Bibbia conferma e predice che molte persone continueranno a negare la verità, anche quando essa è ovvia e innegabile:

Romani 1:18-22
“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili. Perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti.”

2 Timoteo 4:3-4
“Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.”

Il tentativo di sconfiggere la prova
Gli scienziati si accorgono del fatto che se accettano le prime due proposizioni della prova cosmologica, non possono evitare la conclusione. Se ammettono che l’universo ha avuto un inizio, devono anche ammettere che c’è stato un “iniziatore.” Per molti di loro che vogliono negare un creatore che può (e lo farà!) giudicarli per la vita che stanno vivendo, sono costretti a negare le prime proposizioni. A Einstein non piacevano le implicazioni di ciò che aveva scoperto, e tutte le osservazioni portarono alla teoria del Big Bang. Egli capì che queste scoperte indicavano l’esistenza di un creatore. Passò tanti anni modificando le sue equazioni originali per trovare una costante cosmologica che poteva fornire dei margini d’errore per eliminare il bisogno di un creatore. Questa costante cosmologica rimase sconosciuta fino agli ultimi anni novanta, e poi si rivelò troppo ristretta per eliminare il bisogno dell’inizio dell’universo. Malgrado i sforzi migliori di Einstein, la verità dell’inizio singolare dell’universo continua ad assillarci. Anche tanti altri scienziati rimangono sconvolti dalle conclusioni che hanno raggiunto. Non è interessante questo? La scienza ha più volte detto che sono i credenti ad essere turbati dalle scoperte scientifiche mentre, in realtà, non devono affatto esserlo! Sono gli scienziati che dovrebbero essere (e lo sono!) in difficoltà. Ma hanno certamente faticato per negare l’inizio dell’universo.

La teoria dello stato stazionario
La teoria dello stato stazionario fu sviluppato nel 1949 da Sir Fred Hoyle, Thomas Gold ed altri come alternativa alla teoria del Big Bang. La teoria asserisce che l’espansione dell’universo è il risultato della materia nuova che si forma per mantenere uniforme la densità dell’universo nel proseguimento del tempo. La caratteristica più notevole della teoria è che elimina il bisogno dell’inizio dell’universo. Tuttavia, ha alcuni difetti che ha costretto la maggior parte degli scienziati ad abbandonarla. Tra questi problemi, ci sono i seguenti: 1) La teoria viola le leggi che regolano la conservazione della massa. 2) Non è stata mai confermata da una singola osservazione. 3) Fu confutata negli ultimi anni sessanta quando le scoperte scientifiche confermarono l’ipotesi che l’universo infatti cambia nel tempo: le quasar e le radiogalassie furono trovate solo a grandi distanze (che, in base ai redshift e al limite della velocità della luce, significa che esistevano nel passato) e non nelle galassie vicine (in quel caso sarebbero più recenti). Inoltre, la teoria fu distrutta dalla scoperta nel 1965 della radiazione cosmica di fondo che era stata predetta dalla teoria del Big Bang. La teoria dello stato stazionario provò a spiegare questa radiazione come risultato della luce emessa da stelle antiche che era stata diffusa dal mezzo interstellare. Ma questa spiegazione non risulta convincente alla maggioranza dei cosmologi, perché la radiazione cosmica di fondo è omogenea per cui è molto difficile spiegare come sarebbe potuta provenire da dei punti diversi. In più, questa radiazione non dimostra nessun’evidenza delle caratteristiche tipiche della diffusione, come la polarizzazione. Tutto questo vuole dire, in parole semplici, che la teoria dello stato stazionario è un sogno impossibile.

La teoria dell’universo oscillante
Altri scrittori e filosofi che non volevano ammettere il bisogno di un creatore proposero la teoria dell’universo oscillante, di nuovo nel tentativo di evitare la creazione dell’universo. George Gamow fu uno di questi. Questo modello dice che l’universo esplode e poi, in qualche modo, rallenta e comincia a restringersi finché non diventa un altro punto di densità che esplode di nuovo. Così, l’universo viene descritto come un ciclo infinito di esplosioni e contrazioni. Mentre questa teoria cerca di giustificare il concetto di un universo infinito senza inizio, non riesce a spiegare la creazione della materia prima. Perciò, rimane ancora la necessità di un creatore. Inoltre, anche questo modello, come la teoria dello stato stazionario, ha delle difficoltà insuperabili. Dopo anni di ricerche, gli scienziati non riuscirono mai a trovare una quantità sufficiente della materia necessaria per “chiudere” l’universo. Ci sarebbe una forza insufficiente di gravità per fermarne l’espansione e poi per farlo restringere. Adesso, la maggior parte dei fisici credono che, anche se il cosmo si restringesse ancora una volta, mancherebbe l’energia necessaria per farlo esplodere di nuovo. In effetti, l’universo diventerebbe un grande buco nero e rimarrebbe per sempre così. Tutto questo per dire, ancora una volta, che l’unica conclusione veramente sostenuta dalla scienza è che l’universo ha avuto un inizio.

La teoria della gravità quantistica
Benché un gran numero di altre teorie sia spuntato negli scorsi anni (per esempio, la teoria dell’inflazione caotica, la teoria delle fluttuazioni quantistiche), tutte quante prima o poi furono confutate per motivi simili alle teorie dello stato stazionario e dell’universo oscillante. I tentativi più recenti per eliminare la necessità di un creatore si presentano nella forma dei modelli della gravità quantistica. Nel 1983, Stephen Hawking e James Hartle, in base alla meccanica quantistica osservata al livello delle particelle subatomiche, proposero che l’universo sarebbe potuto venire da nulla all’inizio del tempo. Nella sua teoria, Hawking impiegò il concetto del tempo immaginario, un’idea simile a quella dei numeri immaginari nella matematica. Né il tempo immaginario né i numeri immaginari esistono nel mondo vero, e perciò l’uso di quest’idea per descrivere il vero universo risulta piuttosto artificiale. Anche Hawking ammette questo:

“Se potessimo concepire l’universo secondo il concetto del tempo immaginario, non ci sarebbe nessuna singolarità. Tuttavia, quando si va indietro nel tempo vero in cui viviamo, si verificheranno delle singolarità.” (Hawking, S.W. 1988. Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo)

Però, questa teoria, come le altre, presenta dei problemi. Secondo la meccanica quantistica, le particelle virtuali possono apparire dal nulla tramite l’effetto tunnel. Alcuni cosmologi hanno suggerito che l’intero universo sarebbe potuto nascere in questa maniera come una grande particella quantistica. Ma la teoria quantistica dice che i sistemi quantistici possiedono delle proprietà dinamiche come posizione, momento e orientamento dello spin solo quando queste proprietà vengono misurate da qualcosa o da qualcuno. Agli strumenti usati per misurarle si può dare una descrizione fisica quantistica. Quindi, per quanto riguarda l’universo, esiste il problema che non c’è niente oltre alla meccanica quantistica che si possa usare per prendere le misure che sono delle condizioni necessarie della realtà delle proprietà dell’universo. Questo è vero, a meno che l’osservatore non sia Dio.

Il secondo problema che riguarda la cosmologia quantistica è che la meccanica quantistica afferma che gli eventi quantistici accadono secondo probabilità finite all’interno di intervalli finiti di tempo. Più grande è l’intervallo, più grande è la probabilità che succeda un evento quantistico. Fuori dal tempo, però, nessun evento quantistico è possibile. Fin dall’inizio del tempo alla creazione dell’universo, l’effetto tunnel non poteva essere il creatore. Tutti questi termini tecnici mirano semplicemente a dire che questa teoria fallisce perché non riesce a spiegare l’esistenza di un universo senza inizio.

Tutto ciò indica l’inizio dell’universo
Detto tutto questo, tutti i tentativi di sviluppare una cosmologica che evita la singolarità, il punto iniziale dell’universo e del tempo, falliscono completamente. Ci rimane la teoria del Big Bang come quella teoria che la maggioranza degli astronomi considerano la descrizione migliore dell’origine dell’universo. La maggior parte delle pubblicazioni astrofisiche danno per scontato il Big Bang, e questa teoria viene utilizzata come la base di altre teorie più complesse e complete. Torniamo alla nostra domanda precedente: “Perché così tanti scienziati persistono nel negare ciò che si vede chiaramente?” Di nuovo, possiamo ricorrere alla saggezza antica del Dio eterno per la risposta:

Salmo 115:2-5
“Perché le nazioni dovrebbero dire: ‘Dov’è il loro Dio?’ Il nostro Dio è nei cieli; egli ha fatto tutto ciò che gli piace. I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono.”

Siamo sovente poco propensi a credere a un Dio invisibile perché siamo così affascinati dagli dei che possiamo vedere. Click To Tweet

Siamo sovente poco propensi a credere a un Dio invisibile perché siamo così affascinati dagli dei che possiamo vedere. Siamo imprigionati dal mondo visibile e il nostro desiderio delle cose mondane. Vogliamo ciò che vogliamo senza limite o restrizione. Ammettere che ci potrebbe essere un Dio che ha creato tutto quello che vediamo significherebbe ammettere che potrebbe esistere un Dio a cui dovremo rendere conto. Questo è spesso la ragione per cui tante persone si rifiutano di considerare le prove che sono così chiare. Inoltre, dobbiamo tener presente sempre questo fatto: coloro che credono in Dio non hanno una fede cieca che non è appoggiata dalla scienza. In realtà, i credenti sono gli unici che hanno una fede sostanziale, basata su ciò che si può osservare e misurare. L’esistenza di Dio può essere dimostrata dalla creazione che lui ha creato. La creazione è in se una prova convincente che Dio esiste.

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È autore di Cold-Case ChristianityGod’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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