I Primi Testimoni Oculari di Gesù

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The Early Eyewitnesses of Jesus

Come si può sapere chi era veramente Gesù di Nazaret? Come si può essere certi dei fatti della sua vita? È importante determinare se i documenti che si chiamano i “vangeli canonici,” cioè Matteo, Marco, Luca e Giovanni, sono in realtà resoconti attendibili della vita di Gesù. Possiamo fidarci di ciò che i vangeli riportano, o la verità di Gesù si trova altrove? Se i vangeli sono i resoconti dei testimoni oculari, significa che furono scritto nel periodo poco tempo dopo la vita di Gesù e durante le vite di coloro che l’avevano visto e sentito personalmente. Infatti, quando studiamo la storia degli anni dopo la vita di Gesù, scopriamo tante buone ragioni per accettare i vangeli come i primi testimoni di Gesù, apparendo pochi anni dopo la sua vita.

Questo è contrario a tanti studiosi e storici liberali che cercano di convincerci che Gesù fosse semplicemente un mito, un’invenzione o un’esagerazione, creato tanti decenni (o anche tanti secoli) dopo il primo secolo d.C. Se, invece, i vangeli contengono le prime testimonianze oculari su Gesù, questo significa che essi sono i documenti primari sulla vita di Gesù, perché sono i più antichi e i più attendibili. Vuol dire che i vangeli trasmettono le osservazioni vere dei testimoni oculari originali e non delle leggende o fantasie di alcuni che, per vari motivi, volevano creare un mito falso. Se i vangeli circolavano nel periodo quando i testimoni oculari erano ancora vivi, loro avrebbero potuto rilevare e correggere qualsiasi esagerazione o invenzione.

Se i vangeli circolavano nel periodo quando i testimoni oculari erano ancora vivi, loro avrebbero potuto rilevare e correggere qualsiasi esagerazione o invenzione. Click To Tweet

Per esempio, Ronald Reagan fu Presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989. Fu eletto Presidente circa trent’anni fa. Oggi, trent’anni dopo, se qualcuno provasse a scrivere un libro della sua vita, pieno di fantasie, leggende, esagerazioni o mitologie, non riuscirebbe a convincere nessuno. Reagan è morto, ma ci sono tante persone ancora in vita che lo conoscevano personalmente. Ci sono tanti altri che l’hanno visto e sentito. Anche dopo trent’anni da quando fu eletto presidente, nessuno riuscirebbe a convincere altri che Reagan fosse un uomo dotato di potenze soprannaturali, che morì per i peccati del mondo e che risuscitò il terzo giorno dai morti. Questo è perché viviamo ancora nel periodo in cui i testimoni oculari della sua vita sono vivi e potrebbero correggere qualsiasi errore o esagerazione. Non è passato un periodo di tempo abbastanza lungo per potersi sviluppare delle fantasie o leggende mitiche. Nello stesso modo, se i vangeli furono scritti solo venti o trent’anni dopo la vita di Gesù, non è possibile che sarebbero stati diffusi ed accettati da così tante persone se fossero stati pieni di bugie, esagerazioni o invenzioni, perché tanti dei testimoni oculari erano ancora vivi e loro avrebbero potuto identificare e confutare qualsiasi errore.

Quindi, vogliamo esaminare le evidenze storiche e testuali riguardo ai vangeli per determinare quando furono scritti. Cominceremo nel terzo secolo d.C., un periodo in cui l’esistenza dei vangeli canonici è indiscutibile. Poi andremo indietro nel tempo, avvicinandoci sempre di più ai tempi di Gesù e rintracciando le evidenze che esistono. Così, l’accumulazione delle diverse evidenze riuscirà a formare una forte argomentazione per l’antica datazione della scrittura dei vangeli. Se infatti i vangeli furono scritti pochi anni dopo la vita di Gesù quando i testimoni oculari erano ancora vivi, abbiamo una ragione convincente per accettare il resoconto storico che essi ci forniscono.

Prima del 250 d.C.
Il 19 novembre 1931, i “Papiri Biblici di Chester Beatty” furono rivelati al mondo. Questa raccolta di papiri antichi provenienti dalla città antica di Afroditopoli contiene undici manoscritti, dei quali tre sono frammenti del Nuovo Testamento che includono i quattro vangeli canonici. Questi testi furono datati al periodo tra il 200 e il 250 d.C. È ovvio che i quattro vangeli dovevano essere stati scritti prima della loro inclusione in questa raccolta di papiri. Perciò, possiamo concludere che i vangeli furono scritti almeno prima dell’anno 250 d.C.

Prima del 200 d.C
Un’altra raccolta di papiri antichi fu scoperta in Egitto nel 1952. Questi papiri, chiamati i “Papiri Bodmer” furono ritrovati a Pabau, vicino a Dishna nella sede dei monaci dell’ordine di San Pacomio. Questi papiri contengono una copia del testo del vangelo di Giovanni che risale alla prima parte del terzo secolo (circa 200-225 d.C.). Dato che il vangelo di Giovanni è generalmente accettato come l’ultimo vangelo canonico ad essere stato scritto, è ragionevole concludere che gli altri vangeli circolavano prima di questa data, almeno prima dell’anno 200 d.C.

Prima del 180 d.C.
Taziano il Siro era un teologo cristiano che visse dal 120 al 180 d.C. La sua opera più importante è probabilmente un testo intitolato il Diatessaron che rappresenta il suo tentativo di armonizzare le testimonianze dei quattro vangeli. Quest’opera diventò il testo principale per le chiese cristiane sire per quasi 500 anni dopo. Taziano morì nell’anno 180 d.C., per cui sappiamo che il Diatessaron fu scritto prima. Questo dimostra che i quattro vangeli erano stati scritti e ben diffusi e conosciuti almeno prima del 180 d.C. perché Taziano li aveva quando intraprese la loro armonizzazione.

Prima del 150 d.C.
Tanti dei Padri della Chiesa conoscevano i quattro vangeli e li citavano spesso nelle loro lettere e scritture. Per esempio, Giustino Martire, nella sua “Prima Apologia” (150 d.C.) cita e accenna al vangelo di Giovanni al capitolo 3 (1 Apol. 61, 4-5). Questo corrisponde al fatto che Giustino fu insegnante di Taziano e sicuramente sapeva ciò che Taziano sapeva dei vangeli. Siccome Giustino citò il vangelo di Giovanni nel 150 d.C., possiamo affermare che Giovanni fu scritto almeno prima di quell’anno.

Prima del 130 d.C.
Secondo Eusebio di Cesarea, Papia di Ierapoli fece menzione dei vangeli di Matteo e di Marco nel 130 d.C. nella sua opera di cinque volumi intitolata L’Esposizione degli Oracoli del Signore. Questo corrisponde ai famosi “Papiri Rylands” che contengono un frammento del vangelo di Giovanni che fu datato allo stesso periodo (il 130 d.C.). I papiri Rylands furono scoperti in Egitto e contengono migliaia di frammenti di papiro. È ragionevole concludere che il vangelo di Giovanni fu scritto tanti anni prima del 130 d.C., dato il fatto che in quell’anno Giovanni era già conosciuto in Egitto. Il vangelo di Giovanni doveva essere stato composto, copiato e poi portato da Grecia in Egitto prima dell’anno 130 d.C. Siccome nel mondo antico non c’erano i mass media o i modi veloci di comunicazione che abbiamo oggi, per questo sarebbero occorsi alcuni anni.

Prima del 120 d.C.
Policarpo di Smirne fu discepolo dell’apostolo Giovanni (o forse di Giovanni l’evangelista) e dopo diventò il vescovo di Smirne nel secondo secolo d.C. Policarpo è considerato uno dei tre Padri Apostolici più importanti. L’unica opera di Policarpo che esiste ancora è una lettera che egli scrisse alla chiesa di Filippi nel 120 d.C. In questa lettera, Policarpo citò i vangeli di Matteo (7:1-2 in 2:3, 6:13 e 26:14 in 7:2 e 5:44 in 12:3), Marco (9:35 in 5:2) e Luca (6:20 in 2:3) insieme con altre lettere del Nuovo Testamento. È perciò ragionevole concludere che prima della composizione di questa lettera nel 120, i vangeli erano stati già scritti e diffusi.

Prima del 110 d.C.
Ignazio fu vescovo di Antiochia alla fine del primo secolo d.C. fino ai primi anni del secondo secolo. Intorno all’anno 110 d.C., Ignazio scrisse alcune lettere in cui citò e accennò al vangelo di Matteo. Le sue lettere a Efeso, a Smirne e a Policarpo citano o accennano al Matteo 12:33, 19:12 e 10:16. È dunque evidente che il vangelo di Matteo era stato già scritto ed era ben conosciuto e accettato quando Ignazio compose le sue lettere.

Prima del 100 d.C.
Oltre tutto questo, la Didaché o Dottrina dei Dodici Apostoli cita il Padre Nostro che viene dal vangelo di Matteo (Didaché 8:1). La Didaché fu ritrovata in un monastero a Costantinopoli e fu utilizzata dai primissimi cristiani. Atanasio di Alessandra descrisse questo testo dicendo che era stata “determinata dai Padri che venga letta da tutti quanti che da recente si unisono a noi e che desiderano l’istruzione nella parola della bontà.” La Didaché è stata datata all’incirca all’anno 100 d.C. Questo testo fornisce ancora un’altra evidenza che il vangelo di Matteo era stato già scritto, diffuso e conosciuto prima del 100.

Prima del 95 d.C.
La Prima Lettera di Clemente (1 Clemente) fu scritta da Clemente I, il secondo o il terzo vescovo di Roma dopo l’apostolo Pietro (dal 88 al 97 d.C.). La lettera è comunemente datata alla fine del regno dell’imperatore romano Domiziano (il 95 o il 96 d.C.). Clemente fece riferimento al vangelo di Matteo in 1 Clemente 13:1-2, e questo di nuovo stabilisce il fatto che il vangelo di Matteo era stato già composto e conosciuto prima dell’anno 95 d.C.

Prima del 70 d.C.
Uno degli avvenimenti più significativi del primo secolo d.C., soprattutto per gli ebrei e i primi cristiani, fu la distruzione del tempio a Gerusalemme nel 70 d.C. Per noi che viviamo nel ventunesimo secolo, può essere difficile immaginare la tremenda angoscia che un tale evento avrebbe provocato. Il tempio era il centro e il cuore della società ebraica d’allora. La sua distruzione sarebbe stata per loro come sarebbe per i cattolici d’oggi se il Vaticano venisse distrutto. Per mettere fine alla rivolta ebraica del 66 d.C., l’impero romano mandò l’esercito a Gerusalemme. L’esercito romano, sotto la guida di Tito, distrusse il tempio nell’anno 70 d.C., esattamente come Gesù aveva predetto nei vangeli (Matteo 24:1-2; Marco 13:1-2; Luca 21:5-6).

Siccome i vangeli trasmettono questa profezia di Gesù, è interessante notare che nessuno dei vangeli ne riporta l’adempimento del 70 d.C., fornendo un resoconto della distruzione del tempio. Infatti, nessuno dei documenti del Nuovo Testamento menziona la distruzione del tempio. Questo sarebbe impensabile se questi documenti fossero stati scritti dopo l’anno 70. Per i primi cristiani che spesso venivano perseguitati dagli ebrei per la loro fede, il fatto della distruzione del tempio avrebbe stabilito indubbiamente la validità e la verità della loro fede, perché avrebbe fornito una prova innegabile della veridicità e dell’autorità delle parole di Gesù. La spiegazione più ragionevole per il silenzio del Nuovo Testamento riguardo alla distruzione del tempio è che tutti i documenti del Nuovo Testamento, compresi i vangeli, furono scritti prima dell’anno 70 d.C.

La spiegazione più ragionevole per il silenzio del Nuovo Testamento riguardo alla distruzione del tempio è che tutti i documenti del Nuovo Testamento, compresi i vangeli, furono scritti prima dell’anno 70 d.C. Click To Tweet

Prima del 64 d.C.
Il libro degli Atti degli Apostoli, che nel Nuovo Testamento viene subito dopo i quattro vangeli, fu scritto probabilmente prima dell’anno 64 d.C. Luca, l’autore del testo e uno storico affidabile, non parla della guerra ebraica con i romani che iniziò nel 66 d.C., e non fa nessun riferimento alla distruzione del tempio o alla persecuzione della Chiesa che ebbe luogo negli anni Sessanta del primo secolo. Se Luca avesse scritto Atti dopo quegli anni, la mancanza di questi fatti sarebbe stata inspiegabile, soprattutto perché per Luca era molto importante riferire le diverse persecuzioni che la Chiesa subì durante i primi anni della sua esistenza (p.es. Atti 4:1-22; 5:17-42; 7:54-8:3; 12:1-19; 14:1-7, 19; 16:16-24; 19:23-41; 21:27-36). Tante delle espressioni usate da Luca in Atti sono molto antiche e corrispondono a ciò che sappiamo della cultura della Palestina prima della distruzione del tempio.

Inoltre, Luca non dice niente riguardo al martirio di Giacomo (il leader della chiesa a Gerusalemme) nel 61 d.C., al martirio di Paolo (il personaggio principale della seconda metà del libro) nel 64 d.C., o il martirio di Pietro (uno dei tre discepoli più stretti di Gesù e il portavoce degli apostoli negli primi anni) nel 65 d.C. Infatti, quando la narrativa di Atti finisce, Paolo è ancora vivo. Nel suo libro, Luca riporta il martirio di altri personaggi meno significativi (Stefano in Atti 7:54-60 e Giacomo, fratello di Giovanni in Atti 12:1). Quindi, se Luca l’avesse scritto dopo l’anno 64, l’assenza di una narrativa del martirio dei personaggi principali del libro sarebbe inspiegabile. Per questo, è ragionevole concludere che Luca scrisse Atti prima dell’anno 64 d.C.

Luca compose non solo il libro degli Atti, ma anche il vangelo che porta il suo nome. Questi due testi vengono presentati da introduzioni che li legano insieme. In effetti, Luca scrisse una sola opera di storia divisa in due volumi. Nell’introduzione di Atti, Luca si riferisce al suo “primo libro” in cui aveva “parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti” (Atti 1:1-2). Abbiamo già visto che Luca probabilmente scrisse il libro degli Atti prima dell’anno 64 d.C. Siccome Atti è il secondo volume della sua opera, è certo che Luca aveva già scritto il vangelo di Luca prima. Questo è infatti ciò che Luca stesso dice all’inizio di Atti. Inoltre, è certo che Paolo sapeva che il vangelo di Luca era stato già scritto ed era molto diffuso e conosciuto, perché nel 64 d.C., egli scrisse una lettera a Timoteo che era ad Efeso. In questa lettera, Paolo disse:

“Gli anziani che tengono bene la presidenza siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento; infatti la Scrittura dice: ‘Non mettere la museruola al bue che trebbia’; e: ‘L’operaio è degno del suo salario.’” (1 Timoteo 5:17-18)

Qui Paolo cita due brani e li chiama “Scrittura.” Una delle citazioni viene dall’Antico Testamento e l’altra viene dal Nuovo Testamento. Il comandamento: “Non mettere la museruola al bue che trebbia,” si trova in Deuteronomio 25:4, mentre il versetto “L’operaio è degno del suo salario,” viene da Luca 10:7. Questo è importante per due motivi: 1) Ci fa capire che il vangelo di Luca era stato già scritto quando Paolo mandò la sua lettera a Timoteo ed era conosciuto anche a Efeso dove Timoteo viveva, e 2) Paolo riteneva il vangelo di Luca uguale alle altre Sacre Scritture dell’Antico Testamento. Secondo Paolo, il vangelo di Luca era tanto la parola di Dio quanto l’Antico Testamento. Perciò, possiamo concludere che il vangelo di Luca fu scritto almeno nei primi anni Sessanta del primo secolo d.C.

Prima del 60 d.C.
Come il libro degli Atti, nessuno dei vangeli fa riferimento agli avvenimenti significativi che accaddero dopo il 61 d.C. Il vangelo di Marco, il primo vangelo ad essere stato scritto, viene citato spesso nel vangelo di Luca. Questo non dovrebbe sorprenderci, perché Luca ci dice nell’introduzione del suo vangelo di aver indagato e studiato la vita di Gesù con precisione e con accuratezza:

“Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.” (Luca 1:1-4)

Sappiamo che Luca utilizzò il vangelo di Marco come una delle sue fonti storiche. È quindi evidente che il vangelo di Marco era stato scritto prima della composizione di Luca. Possiamo concludere che il vangelo di Marco fu scritto almeno verso la fine degli anni Cinquanta del primo secolo per permettere un periodo sufficiente per la sua diffusione.

Prima del 55 d.C.
Mentre alcuni studiosi liberali tendono a negare che Paolo fu l’autore di tutte le lettere a lui attribuite nel Nuovo Testamento, anche quelli più scettici affermano che Paolo fu l’autore delle lettere scritte ai Romani, ai Corinzi e ai Galati. Affermano anche che queste lettere furono composte nel periodo dal 48 d.C. al 60 d.C. La lettera ai Romani è solitamente datata tra il 55 e il 57 d.C. e aggiunge un altro elemento importante riguardo alla datazione dei vangeli. Paolo comincia la lettera dichiarando che Gesù è il “Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 1:4). Già nel periodo tra il 55 e il 57, circa venticinque anni dopo la morte di Gesù, Paolo elabora una “Cristologia alta.” Paolo non parla di Gesù come un mansueto profeta che solo attraverso un lungo processo dell’evoluzione di una mitologia cominciò ad essere considerato Dio incarnato. Il Gesù di cui Paolo parla è lo stesso Gesù dei vangeli, il Gesù che era morto solo venticinque anni prima. Infatti, il riassunto che Paolo dà della vita di Gesù corrisponde ai resoconti dei vangeli. In 1 Corinzi 15, Paolo ricorda ai suoi lettori il messaggio del vangelo che gli aveva prima trasmesso. Questo riassunto, in forma breve, ripassa gli stessi avvenimenti più significativi della vita di Gesù in modo cronologico che vengono riferiti nei quattro vangeli.

Il Gesù di cui Paolo parla è lo stesso Gesù dei vangeli, il Gesù che era morto solo venticinque anni prima. Click To Tweet

Nella sua lettera ai Galati, scritta intorno all’anno 48 d.C., Paolo descrisse le sue interazioni con gli apostoli Pietro e Giacomo e disse che questa riunione era avvenuta almeno quattordici anni prima della composizione della lettera (Galati 1:18, 2:1). Questo vuol dire che Paolo aveva visto Gesù risorto e aveva imparato il messaggio di Gesù dai testimoni oculari (Pietro e Giacomo) entro cinque anni dopo la crocifissione di Gesù. Per questo, Paolo riuscì a dire ai Corinzi (nella sua prima lettera scritta tra il 53 e il 57 d.C.) che c’erano ancora tanti testimoni oculari vivi che potevano verificare i riporti della risurrezione di Gesù:

“Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me.” (1 Corinzi 15:3-8)

Dopo tutti gli anni in cui Paolo scrisse tante lettere a diverse chiese in diverse parti dell’impero romano, la sua descrizione della vita di Gesù non cambiò mai. Non si rileva nessun’evoluzione di pensiero in cui Gesù gradualmente passa dall’essere uomo all’essere Dio. Fin dall’inizio delle sue lettere, Paolo afferma la totale divinità e autorità di Gesù, il Figlio di Dio crocifisso ma risorto dai morti (Galati 1:1). Paolo basò la sua predicazione di Gesù sulla sua esperienza personale e sulla testimonianza dei testimoni oculari che avevano conosciuto Gesù personalmente (Galati 1:11-20). Sembra che Paolo conoscesse il vangelo di Luca anche quando scrisse la sua prima lettera ai Corinzi. Notate la similitudine tra la descrizione di Paolo dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli e la descrizione che Luca fornisce nel suo vangelo:

1 Corinzi 11:23-26
“Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: ‘Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.’ Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: ‘Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.’”

Luca 22:19-20
“Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: ‘Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.’ Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: ‘Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.’”

Paolo, scrivendo ai Corinzi tra il 53 e il 57 d.C., cita il vangelo di Luca. Il vangelo di Luca è l’unico vangelo che riferisce le parole di Gesù “Fate questo in memoria di me” all’ultima cena. È importante sapere che Luca era un compagno di Paolo che l’accompagnava nei suoi viaggi missionari. Ricordiamoci anche che fu il vangelo di Luca che Paolo citò nella sua prima lettera a Timoteo. Luca aveva basato il suo vangelo sulle testimonianze dei testimoni oculari, come il vangelo di Marco, e dunque è ragionevole concludere che il vangelo di Marco era stato già scritto e diffuso alcuni anni prima per poter essere usato come una fonte storica per gli altri resoconti.

Queste evidenze che collocano la composizione dei vangeli negli anni Cinquanta del primo secolo d.C. potrebbero confermare la scoperta di Jose O’Callaghan, l’eminente papirologo spagnolo. Dopo aver esaminato un frammento di papiro ritrovato a Qumran, O’Callaghan concluse che il frammento, chiamato il “7Q5,” conteneva due versetti del vangelo di Marco (Marco 6:52-53). Se la scoperta di O’Callaghan è vera, è una prova innegabile dell’antica datazione della composizione di Marco, perché il frammento viene dall’anno 50 d.C., meno di vent’anni dopo la morte di Gesù.

Ci sono tanti buoni motivi per affermare che i quattro vangeli canonici furono scritti pochi anni dopo la vita di Gesù e che poi furono copiati, diffusi, letti, citati e fedelmente preservati dai primi cristiani per le generazioni successive. Abbiamo esaminato tredici evidenze che indicano un’antica datazione dei vangeli, e le abbiamo considerate in ordine cronologico dalla più recente a quella più antica per una ragione. Quando leggiamo quest’elenco di evidenze, ci rendiamo conto come la prima evidenza che viene dall’anno 250 d.C. è verificata dalla seconda evidenza che viene dal 200 d.C. Tutte le evidenze successive continuano così a confermare quelle precedenti. Noi abbiamo veramente un’argomentazione convincente che ci porta ad affermare che i vangeli furono scritti pochi anni dopo gli avvenimenti che essi riportano e ancora durante le vite dei testimoni oculari che potevano confermarli o confutare qualsiasi falsità o esagerazione.

Tanti studiosi sono d’accordo:

Ci sono tanti buoni motivi per affermare che i quattro vangeli canonici furono scritti pochi anni dopo la vita di Gesù. Click To Tweet

Giuseppe Ricciotti
Ricciotti fu uno studioso biblico, archeologo e storico. Egli scrisse alcune opere importanti tra cui Vita di Gesù Cristo e La Bibbia e Le Scoperte Moderne. Ricciotti sostenne che i vangeli furono scritti molto presto a motivo delle stesse evidenze testuali interne che abbiamo considerato in quest’articolo. Egli asserì che il vangelo di Matteo fu scritto nel periodo dal 50 al 55 d.C., che il vangelo di Marco fu scritto tra il 55 e il 60 d.C., che il vangelo Luca fu composto intorno al 60 d.C., e che il vangelo di Giovanni risale all’anno 100 d.C.

John Arthur Thomas Robinson
Robison fu vescovo anglicano e studioso del Nuovo Testamento che scrisse La Datazione del Nuovo Testamento. Sebbene fosse conosciuto per il suo liberalismo teologico (dimostrato nel suo libro pubblicato nel 1963 intitolato Honest to God), Robinson confutò la tarda datazione della “critica delle forme.” Invece per la sua ricerca, utilizzò un approccio storico (basato principalmente sulla caduta di Gerusalemme nel 70 d.C.) per sostenere che i vangeli furono scritti molto presto. Secondo Robinson, Matteo fu scritto nel periodo dal 40 al 60 d.C., Marco e Giovanni furono scritti tra il 45 al 60 d.C., e Luca fu scritto tra gli anni 57 e 60 d.C.

John W. Wenham
Wenham fu professore del greco del Nuovo Testamento e uno studioso biblico. Fu l’autore del libro Redating Matthew, Mark and Luke: A Fresh Assault on the Synoptic Problem, e concluse che i vangeli furono scritti molto presto dopo averli paragonati ed esaminato il loro rapporto con i primi scritti e le tradizioni dei Padri della Chiesa dal primo al terzo secolo d.C. Wenham sostenne che Matteo fu scritto intorno all’anno 40 d.C., che Marco fu scritto all’incirca al 45 d.C., e che Luca fu scritto durante la prima metà degli anni Cinquanta.

Birger Gerhardsson
Gerhardsson è il biblista svedese e professore all’Università di Lund. Nel suo libro intitolato L’Attendibilità della Tradizione del Vangelo, egli esaminò la tradizione ebraica sia orale che scritta, particolarmente le tecniche d’insegnamento e di memorizzazione utilizzate dai rabbini ebraici nell’epoca di Gesù. Un simile approccio alle evidenze fu anche adoperato da Harald Riesenfeld della Svezia e Thorleif Boman della Norvegia. Tutti questi studiosi conclusero che i vangeli sono coerenti con le tradizioni dei rabbini del primo secolo d.C. Di conseguenza, tutti e tre affermarono che i vangeli furono scritti molto presto.

Marcel Jousse
Jousse è un studioso biblico francese. Egli scrisse un’opera intitolata L’anthropololgie du geste, ed esaminò il carattere e il ritmo semitico delle dichiarazioni di Gesù riportate nei vangeli. Secondo la ricerca di Jousse, i vangeli sono coerenti con la lingua e le caratteristiche dell’insegnamento dei rabbini del primo secolo d.C. Anch’egli concluse che i vangeli furono scritti molto presto.

Jean Carmignac
Carmignac è un altro studioso francese che per vent’anni studiò la lingua ebraica come contesto in cui i vangeli furono composti. Egli scrisse il libro La Nascita dei Vangeli Sinottici in cui sostenne che uno o più dei vangeli ebbero un’origine semitica (anche altri studiosi come Robert Lindsey, David Flusser, Pinchas Lapide e David Bivin erano d’accordo). Carmignac asserì che i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) furono composti all’interno della cultura ebraica nella prima metà del primo secolo d.C. Secondo Carmignac, il vangelo di Marco fu scritto tra il 42 e il 55 d.C. e che i vangeli di Matteo e di Luca furono scritti tra il 50 e il 60 d.C.

Philippe Rolland
Rolland è uno studioso francese le cui opere includono il libro Epitre aux Romains: Texte Grec Structure. Rolland confrontò il linguaggio utilizzato nel libro degli Atti e in alcune delle lettere del Nuovo Testamento. In base ai suoi studi, Rolland propose la data dell’anno 40 d.C. per la composizione del vangelo di Matteo. Secondo Rolland, Matteo fu scritto prima in lingua ebraica e poi tradotto in greco insieme con il vangelo di Luca intorno agli anni 63 e 64 d.C. Sostenne anche che il vangelo di Marco apparse nel 66 o nel 67 d.C. e che il vangelo di Giovanni fu scritto intorno al 100 d.C.

Carsten Peter Thiede
Thiede fu papirologo tedesco, archeologo e studioso del Nuovo Testamento. Fu l’autore del libro I Papiri Gesù in cui esaminò tre frammenti di papiro ritrovati a Luxor, Egitto (oggi custoditi a Magdalen College a Oxford) che contenevano il vangelo di Matteo. La sua conclusione fu simile a quella degli altri studiosi che abbiamo già nominato: i frammenti del vangelo di Matteo esaminati da Thiede risalgono all’anno 60 d.C. Siccome questi frammenti erano solo copie e non il testo originale, il vangelo di Matteo doveva essere stato scritto prima del 60.

Ci sono tante buone ragioni per affermare che i vangeli apparvero molto presto nella storia, pochi anni dopo la vita di Gesù e durante le vite dei testimoni oculari che avevano personalmente visto, sentito e toccato Gesù. Click To Tweet

Sufficientemente antichi
Le evidenze che abbiamo sono più che sufficienti. Ci sono tante buone ragioni per affermare che i vangeli apparvero molto presto nella storia, pochi anni dopo la vita di Gesù e durante le vite dei testimoni oculari che avevano personalmente visto, sentito e toccato Gesù. Le evidenze testuali interne e le evidenze storiche esterne sono convincenti. Noi possiamo essere certi che i resoconti dei vangeli risalgono ai giorni dei testimoni oculari, e per questo possiamo fidarci di ciò che trasmettono. Come l’apostolo Pietro stesso disse:

“Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: ‘Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto.’ E noi l’abbiamo udita questa voce che veniva dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo.” (2 Pietro 1:16-18).

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È autore di Cold-Case ChristianityGod’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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